Editoriale

Non rubate ai tifosi il diritto di sognare

La Reggina appartiene prima di tutto a un sentimento collettivo. La politica faccia la politica, il calcio faccia il calcio: Reggio ha già pagato abbastanza divisioni per permettere che anche una speranza diventi terreno di scontro.

A Reggio Calabria sta accadendo qualcosa che, forse, dovremmo imparare semplicemente a vivere. Senza cercare immediatamente una bandiera da metterci sopra, senza trasformare ogni entusiasmo in appartenenza, ogni progetto in sospetto, ogni uomo in una casella di uno schieramento. Intorno alla Reggina si è riaccesa una speranza. E quando una città torna a sperare attraverso la propria squadra, soprattutto una città che quella maglia l’ha amata nei giorni della Serie A e ha continuato ad amarla quando intorno restavano soltanto macerie, bisognerebbe avere rispetto.

La Reggina non è di una parte

Ci sono incontri, interlocuzioni, interessi, prospettive. Ci sono uomini delle istituzioni e uomini del calcio. Ci sono inevitabilmente simpatie, appartenenze, storie personali e forse anche ambizioni future. È normale che tutto questo venga osservato, raccontato e persino criticato. Ma esiste un confine che non dovremmo attraversare: trasformare la Reggina nell’ennesimo campo di battaglia politica della città. Perché la Reggina non vota. Non è di destra e non è di sinistra. Non appartiene al sindaco, a un parlamentare, a un presidente, a un giornale e nemmeno a chi oggi possiede materialmente la società. La Reggina appartiene, nel significato più profondo della parola, alla sua gente. A chi porta un bambino al Granillo per la prima volta, a chi conserva un vecchio abbonamento della Serie A, a chi ha seguito questa squadra anche nelle categorie che sembravano impossibili da accettare.

Il dovere di raccontare, non di avvelenare

Tutti abbiamo una responsabilità. I giornalisti devono fare domande, verificare, raccontare ciò che accade senza diventare uffici stampa di nessuno. E se un giorno emergeranno problemi, contraddizioni o pericoli per il futuro della Reggina, dovrebbero scriverli con la stessa chiarezza con cui oggi si può raccontare una speranza. Esistono interrogativi legittimi. Claudio Lotito è presidente della Lazio e le regole del calcio professionistico sulla contemporanea partecipazione di società riconducibili allo stesso soggetto pongono questioni che, qualora diventassero concretamente rilevanti per la Reggina, dovranno essere affrontate. Non nascoste. Ma un interrogativo sul domani non può diventare una condanna dell’oggi. E neppure eventuali ambizioni politiche possono essere utilizzate per stabilire preventivamente che ogni gesto nasconda necessariamente un secondo fine. La vigilanza è necessaria. Il pregiudizio no.

Prima viene Reggio

C’è qualcosa di molto più grande dei protagonisti di questa stagione. C’è una città che vuole tornare a vedere il proprio nome dove sente che dovrebbe stare. C’è uno stadio che conserva ricordi enormi. Ci sono generazioni che hanno conosciuto la grande Reggina e altre che quella storia l’hanno soltanto sentita raccontare. E ci sono soprattutto i tifosi di oggi. Sono loro che non devono diventare ostaggi delle contrapposizioni. Discutiamo di proprietà, programmi, sostenibilità economica, strutture e futuro. Pretendiamo chiarezza da chiunque voglia avvicinarsi alla Reggina. Nessuna cambiale in bianco. Ma facciamolo senza sporcare preventivamente ogni possibilità, perché essere prudenti non significa impedire di sperare.

Il tifoso amaranto non chiede il curriculum politico di chi può contribuire a riportare in alto la sua squadra. Chiede serietà, investimenti veri, rispetto per la storia, per la maglia e per Reggio Calabria. E soprattutto chiede di non essere nuovamente preso in giro. Ma adesso ha una maledetta voglia di emergere dall’inferno. Il resto verrà giudicato dai fatti.

Lasciateci questo sogno

Reggio ha conosciuto troppe volte l’entusiasmo seguito dalla delusione. Proprio per questo è giusto tenere gli occhi aperti. Ma tenere gli occhi aperti è una cosa; chiudere il cuore prima ancora che qualcosa accada è un’altra. Se questo progetto crescerà, giudichiamolo. Se nasceranno problemi, denunciamoli. Se qualcuno proverà a usare la Reggina per interessi estranei alla Reggina, saremo i primi a pretendere spiegazioni. Fino ad allora, però, lasciamo che una città possa guardare una maglia amaranto e immaginare nuovamente qualcosa di grande.

Perché ci sono cose che, a Reggio Calabria, superano amministrazioni, partiti, presidenti e stagioni. Una di queste è la Reggina. Vigilate sul suo futuro. Pretendete chiarezza sul suo presente. Ma non rubate ai suoi tifosi il diritto di sognare.

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