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Prossimo avversario | L’Avola che arriva al Granillo: 53 anni d’attesa, Sirugo e una squadra che non ha paura

Mercoledì alle 18.30 la Reggina ritrova il Granillo contro una delle squadre più interessanti di questo inizio di campionato. Neopromossa soltanto sulla carta, l’Avola di Attilio Sirugo ha appena battuto il Trapani, ha eliminato il Milazzo in Coppa e porta con sé una storia particolare: il ritorno in Serie D dopo 53 anni. Modulo, uomini, caratteristiche, punti di forza e possibili insidie della terza giornata.

Chiamarla semplicemente neopromossa rischia di essere il primo errore. L’Avola che mercoledì sera entrerà al Granillo è certamente una squadra appena arrivata in Serie D, ma non è una formazione costruita in fretta per provare a sopravvivere alla categoria. Dietro c’è un percorso, soprattutto c’è un allenatore che quel percorso lo ha accompagnato e una parte importante del gruppo che sa perfettamente cosa significhi indossare quella maglia. Attilio Sirugo è alla guida dell’Avola dal 2022 e ha ottenuto due promozioni in tre anni, fino a riportare il club in Serie D dopo un’attesa durata 53 anni. La società lo ha confermato fino al giugno 2027, scegliendo la continuità invece della rivoluzione. È probabilmente da qui che bisogna cominciare per capire l’avversaria della Reggina.

CINQUANTATRÉ ANNI PER TORNARE

L’ultima volta dell’Avola in Serie D apparteneva praticamente a un altro calcio. Il ritorno è arrivato il 14 giugno scorso, al termine degli spareggi nazionali di Eccellenza. Dopo avere chiuso il campionato regionale al terzo posto, la squadra di Sirugo ha attraversato i playoff e gli spareggi nazionali fino alla finale con il Kamarat. L’andata in trasferta era stata vinta all’ultima azione grazie a una spettacolare semirovesciata di Franco Figini; nel ritorno, davanti a un “Meno Di Pasquale” pienissimo, l’1-1 firmato da Caruso ha fatto esplodere la festa. Cinquantatré anni cancellati in novanta minuti. Non è un dettaglio romantico da mettere ai margini della partita: spiega molto dell’entusiasmo che accompagna questa squadra e del rapporto che si è ricreato tra club e città.

SIRUGO, L’UOMO DELLA CONTINUITÀ

Attilio Sirugo è probabilmente il vero punto di riferimento tecnico dell’Avola. La società non gli ha consegnato una squadra completamente nuova chiedendogli di assemblarla in poche settimane: ha mantenuto una struttura e l’ha rinforzata per affrontare la categoria superiore. Il tecnico ha già mostrato un’identità abbastanza precisa. Nelle prime gare ufficiali l’Avola si è disposto prevalentemente con il 3-4-2-1, sistema che permette di avere tre centrali, due esterni capaci di abbassarsi formando una linea a cinque e due uomini alle spalle della punta. È un modulo elastico: quando bisogna difendere può diventare molto compatto, quando la squadra recupera palla gli esterni ripartono e i due giocatori sotto punta cercano immediatamente gli spazi.

Contro il Trapani Sirugo ha schierato Santillo; Sacco, Spina, Figini; Caruso, Puglisi, Rotella, Butera; Tuzzolino, Alfò; Tedesco. È un undici che racconta già parecchio: densità centrale, ampiezza affidata agli esterni, mobilità alle spalle dell’attaccante e possibilità di cambiare la partita attraverso la panchina.

SANTILLO, UNA CERTEZZA TRA I PALI

In porta c’è Matheus Santillo, classe 1995, uno degli uomini che garantiscono esperienza a una rosa dall’età media piuttosto bassa. È stato protagonista anche nel percorso promozione e rappresenta una delle continuità più importanti tra l’Eccellenza e la Serie D. Davanti a lui l’Avola può contare su elementi come Raffaele Spina, Franco Figini, Simone Sacco e Cosimo Oliveri. Figini merita un’attenzione particolare: non soltanto per il lavoro difensivo, ma perché ha già dimostrato di poter diventare pericoloso sui palloni inattivi e fu proprio lui, con la semirovesciata al tramonto della finale d’andata col Kamarat, a mettere una parte consistente della Serie D nelle mani dell’Avola.

BUTERA, LA FASCIA E MOLTO DI PIÙ

Un altro nome da cerchiare è quello del capitano Butera. Contro il Trapani è partito sulla corsia sinistra e proprio dal suo piede è nato il pallone che ha deciso la partita: cross dalla sinistra e deviazione vincente di Langella. Butera è uno degli uomini attraverso i quali passa l’identità della squadra e la sua capacità di accompagnare l’azione rende quella fascia particolarmente importante. Per la Reggina significherà prestare attenzione non soltanto agli uomini offensivi centrali, ma anche alla qualità con cui l’Avola riesce ad arrivare sul fondo.

In mezzo c’è Rotella, altro elemento rimasto dentro il progetto, affiancato contro il Trapani da Puglisi. Il centrocampo non sembra costruito per monopolizzare il possesso quanto per mantenere equilibrio, recuperare seconde palle e permettere alla squadra di ripartire velocemente. Ed è probabilmente qui che si svilupperà una delle battaglie più interessanti contro Acquadro e il centrocampo amaranto.

TEDESCO, ALFÒ E GLI UOMINI CHE POSSONO FAR MALE

Davanti il riferimento è Emmanuele Tedesco, classe 1998. Ha già segnato alla prima giornata contro la Nuova Igea Virtus trasformando un calcio di rigore. Alle sue spalle Sirugo dispone di diverse soluzioni. Giuseppe Alfò, già protagonista nella cavalcata promozione, conosce perfettamente i meccanismi della squadra; ci sono poi Tuzzolino, Galesio, Tringale, Montagno e altre alternative che consentono al tecnico di modificare caratteristiche senza necessariamente cambiare sistema.

E proprio la panchina ha deciso l’ultima partita.

LANGELLA, IL RAGAZZO CHE HA MESSO IN GINOCCHIO IL TRAPANI

Contro il Trapani Salvatore Langella non era nell’undici iniziale. È entrato al 10’ della ripresa al posto di Caruso. Ventidue minuti dopo era l’uomo della partita. Butera ha messo il pallone dalla sinistra e Langella lo ha trasformato nell’1-0 che ha fatto esplodere il Meno Di Pasquale.

È un particolare che Marchionni difficilmente trascurerà: l’Avola possiede alternative capaci di modificare la gara dalla panchina. Lo aveva già dimostrato in Coppa Italia contro il Milazzo, quando Marco Montagno, appena entrato, aveva realizzato il gol dello 0-1 che aveva qualificato i rossoblù al turno successivo.

Due partite importanti, due uomini entrati dalla panchina, due gol decisivi.

Non sembra una coincidenza.

L’AVOLA HA GIÀ MOSTRATO DUE FACCE

Il campionato dell’Avola è cominciato con una sconfitta apparentemente pesante: 4-2 sul campo della Nuova Igea Virtus. Ma fermarsi al risultato sarebbe fuorviante. I rossoblù erano riusciti a portarsi sull’1-1 con Tedesco e, dopo essere tornati sotto, avevano nuovamente riaperto la gara con Galesio all’84’. Soltanto negli ultimi minuti l’Igea ha trovato le reti che hanno allargato il punteggio.

Una settimana più tardi è arrivata una partita completamente differente. Contro un Trapani costruito con investimenti ben superiori, l’Avola ha accettato una gara più sporca, l’ha mantenuta sullo 0-0 e ha colpito nella ripresa con Langella.

Questo è probabilmente l’elemento più interessante per Marchionni: l’Avola sembra già capace di interpretare partite differenti. Può provare a giocare, ma sa anche aspettare. Può partire con determinati uomini e cambiare caratteristiche attraverso le sostituzioni. E soprattutto non sembra intimorirsi davanti al nome dell’avversario.

UN PERCORSO CHE PARLA DI SQUADRA

Prima ancora del campionato c’erano arrivati segnali interessanti dalla Coppa Italia. L’Avola ha superato il Milazzo in trasferta per 1-0, ancora attraverso una partita controllata e decisa nella ripresa. È un risultato che, letto insieme all’1-0 sul Trapani, suggerisce una caratteristica abbastanza evidente: questa squadra sa aspettare il momento.

Non necessariamente ha bisogno di dominare.

E contro una Reggina che al Granillo sarà inevitabilmente chiamata a fare la partita, questo potrebbe diventare il tema centrale della serata.

DOVE PUÒ NASCERE IL PERICOLO

Marchionni dovrà soprattutto evitare che il possesso della Reggina diventi prevedibile. Se l’Avola abbasserà gli esterni, il 3-4-2-1 potrà trasformarsi rapidamente in un blocco molto fitto davanti a Santillo. Gli amaranto dovranno quindi muovere velocemente il pallone, allargare la struttura avversaria e impedire che Butera e l’esterno opposto possano partire in campo aperto.

Secondo punto: le seconde palle. Dopo Modica sappiamo quanto Marchionni tenga a questo aspetto. L’Avola è una squadra abituata alle battaglie e porta ancora dentro molti giocatori che hanno attraversato playoff e spareggi nazionali nei quali ogni pallone poteva decidere una stagione.

Terzo: la panchina. Langella contro il Trapani e Montagno contro il Milazzo sono due avvertimenti abbastanza chiari. La partita dell’Avola non finisce con gli undici che iniziano.

Infine i palloni inattivi. Figini ha già mostrato durante il percorso promozione quanto possa essere pericoloso e una squadra che presumibilmente avrà meno occasioni della Reggina cercherà inevitabilmente di dare grande valore a ogni punizione e ogni calcio d’angolo.

NON È IL TRAPANI AD AVER PERSO: È ANCHE L’AVOLA AD AVER VINTO

Dopo la partita di domenica si è parlato moltissimo del terremoto scoppiato a Trapani e delle durissime parole di Antonini. È comprensibile. Ma dal punto di vista della Reggina sarebbe pericoloso leggere quell’1-0 soltanto attraverso la crisi granata.

L’Avola quella partita l’ha vinta.

L’ha preparata, l’ha tenuta aperta e al momento opportuno l’ha colpita.

È una differenza sostanziale.

Perché mercoledì al Granillo non arriveranno le polemiche del Trapani. Arriveranno gli uomini che lo hanno battuto.

REGGINA-AVOLA, IL PRIMO TURNO INFRASETTIMANALE

La partita si giocherà mercoledì 16 settembre alle ore 18.30, dopo lo spostamento dell’orario concordato dalle due società. Sarà la terza giornata del Girone I e anche il primo turno infrasettimanale della stagione. A dirigere l’incontro sarà Sabatino Ambrosino della sezione di Nola, assistito da Vincenzo Pone, anch’egli di Nola, e Luca Arcella di Frattamaggiore.

La Reggina ci arriva con sei punti dopo il 5-0 al Licata e lo 0-1 di Modica. L’Avola con tre, frutto della sconfitta per 4-2 contro la Nuova Igea Virtus e della vittoria sul Trapani.

Ma la classifica, mercoledì sera, conterà relativamente.

IL GRANILLO È IL SUO ESAME. MA ANCHE QUELLO DELLA REGGINA

Per l’Avola giocare al Granillo rappresenterà probabilmente uno dei momenti simbolicamente più importanti di questo ritorno in Serie D. Una squadra che per 53 anni ha aspettato questa categoria entrerà in uno degli stadi più prestigiosi del girone affrontando la capolista.

Non avrà molto da perdere.

Ed è precisamente questo che può renderla pericolosa.

La Reggina, invece, avrà quasi tutto il peso della partita sulle proprie spalle. Dovrà fare gioco, dovrà trovare gli spazi, dovrà evitare le ripartenze e soprattutto dovrà dimostrare di avere già dimenticato Modica.

Perché l’errore sarebbe pensare che dopo avere battuto il Trapani l’Avola abbia già disputato la propria grande partita.

Potrebbe essere vero il contrario.

Dopo cinquantatré anni di attesa, per una squadra come questa ogni grande stadio può sembrare una festa. E proprio chi arriva senza paura di perdere, qualche volta, diventa l’avversario più difficile da battere.

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