Ritratti Amaranto | Alberto Acquadro, l’uomo che sa come si vince: tre promozioni consecutive prima della Reggina
Trapani, Siracusa, Scafatese: tre campionati, tre promozioni consecutive dalla Serie D alla Serie C. Nell’ultima stagione anche lo Scudetto di categoria. Ma la storia di Alberto Acquadro parte molto più lontano, dal settore giovanile del Palermo e da quel Venezia capace di scalare due categorie in due anni. Se la Reggina cercava qualcuno che conoscesse la strada per uscire dalla Serie D, difficilmente avrebbe potuto scegliere un curriculum più eloquente.
Ci sono giocatori che arrivano portandosi dietro una promessa e altri che portano qualcosa di più concreto: l’abitudine. Alberto Acquadro, nato a Gattinara il 27 marzo 1996, sembra essersi abituato a vincere. Nelle ultime tre stagioni ha partecipato a tre promozioni consecutive: Trapani nel 2023-24, Siracusa nel 2024-25 e Scafatese nel 2025-26. Tre società diverse, tre gironi diversi, stesso risultato finale: Serie C. Con la Scafatese è arrivato persino qualcosa in più, perché dopo aver vinto il Girone G la squadra ha conquistato anche lo Scudetto di Serie D. È difficile considerare casuale una sequenza del genere. Vincere una volta può essere una coincidenza felice; farlo per tre anni consecutivi significa conoscere bene ciò che serve quando una squadra parte con un solo obiettivo.
DA PALERMO ALLA GRANDE CAVALCATA DEL VENEZIA
La formazione calcistica di Acquadro passa anche dal Palermo, con il quale disputa due stagioni nel campionato Primavera dopo gli inizi tra Biellese e Borgosesia. Ma la prima grande pagina della sua carriera viene scritta molto presto a Venezia. Nella stagione 2015-16, ancora giovanissimo, disputa 31 partite e realizza 4 reti in Serie D con i lagunari. Il Venezia vince il campionato e sale in Serie C. Acquadro rimane e l’anno successivo arriva un’altra promozione, questa volta dalla C alla B, accompagnata dalla conquista della Coppa Italia di Serie C. In appena due stagioni vive dunque un doppio salto, dalla Serie D alla Serie B.
È una specie di anticipazione di quello che diventerà molti anni dopo il tratto distintivo della sua carriera: Acquadro sembra trovarsi particolarmente bene nelle squadre costruite per vincere.
Dopo Venezia arriva un lungo percorso tra professionismo e Serie D. Triestina, Fano, Pineto, Taranto, Messina, Notaresco, Siena, Vis Pesaro e Turris sono alcune delle tappe che lo accompagnano verso la maturità calcistica. Accumula esperienza in Serie C, conosce piazze importanti e sistemi di gioco differenti, ma è dal 2023 che comincia una sequenza difficilmente replicabile.
TRE ANNI, TRE PROMOZIONI
Prima Trapani. Acquadro disputa 29 gare di campionato e realizza 3 reti: i granata dominano il Girone I e conquistano la Serie C. L’anno seguente rimane nello stesso girone ma cambia maglia: Siracusa. Altre 29 presenze, altri 3 gol e un altro primo posto. Poi arriva la Scafatese. Cambia ancora il girone, ma non cambia il finale: promozione.
Nell’ultima stagione Acquadro diventa una vera colonna della squadra campana. La Scafatese gli attribuisce 37 presenze complessive, 4 reti e 3.202 minuti, secondo calciatore della rosa per minutaggio. E la stagione termina con l’accoppiata perfetta: promozione e Scudetto di Serie D. Acquadro segna anche nella finale per il titolo italiano, firmando la rete che chiude il definitivo 6-0.
È qui che il suo trasferimento alla Reggina assume un significato particolare. Non è stato preso semplicemente un buon centrocampista di Serie D. È stato preso un calciatore che negli ultimi tre anni non ha mai concluso un campionato di Serie D senza essere promosso.
IL CENTROCAMPISTA CHE DÀ EQUILIBRIO
Acquadro non è il classico giocatore che riempie le copertine attraverso i gol. Le sue statistiche raccontano altro: presenza, continuità, gestione del pallone e capacità di stare dentro la partita. Nelle ultime tre stagioni di campionato ha giocato rispettivamente 29, 29 e 32 partite, realizzando 3, 3 e 2 reti secondo le rilevazioni di Calciotel.
È un centrocampista centrale, capace di dare ordine alla manovra e di interpretare differenti compiti nella zona nevralgica del campo. E proprio nella Reggina di Marchionni questo può diventare fondamentale. Nel 3-5-2 amaranto il centrocampo non deve soltanto recuperare palloni: deve governare le distanze, accompagnare l’azione, capire quando accelerare e quando invece togliere velocità alla partita.
Acquadro porta soprattutto una qualità che non compare nelle statistiche: sa riconoscere i momenti di un campionato costruito per vincere. Sa che non tutte le domeniche possono essere un 5-0, che in Serie D esistono partite da risolvere al novantesimo, campi sui quali la tecnica deve convivere con il combattimento e settimane nelle quali la pressione diventa più pesante dell’avversario.
QUEL GRANILLO CHE LO HA PORTATO A REGGIO
C’è poi una curiosità che racconta qualcosa del rapporto appena cominciato con Reggio Calabria. Quando gli è stato chiesto perché avesse scelto la Reggina, Acquadro ha indicato tra le motivazioni principali proprio l’atmosfera del Granillo, ricordando ciò che aveva respirato quando vi aveva giocato da avversario. E parlando delle tre promozioni consecutive ha immediatamente frenato qualsiasi idea di vittoria scontata: dietro quei successi, ha spiegato, ci sono lavoro, sudore e fatica e ogni stagione obbliga a ripartire da zero.
Forse è proprio questa la mentalità che serve oggi alla Reggina. Perché essere favoriti in Serie D significa poco. Bisogna dimostrarlo ogni domenica.
IL PARADOSSO DI ACQUADRO
La sua carriera contiene quasi un paradosso. Acquadro ha già conosciuto il professionismo, ha giocato in Serie C e da giovanissimo ha fatto parte del Venezia capace di arrivare fino alla Serie B. Eppure è proprio tornando in Serie D che ha costruito la parte più impressionante del proprio curriculum.
Trapani: promosso. Siracusa: promosso. Scafatese: promosso e Campione d’Italia.
Adesso Reggina.
Naturalmente il calcio non funziona attraverso formule magiche. Aver vinto tre campionati consecutivi non garantisce il quarto. Acquadro lo sa probabilmente meglio di chiunque altro. Ma significa conoscere la pressione di partire davanti, sapere cosa accade quando arriva una domenica difficile e avere già attraversato quei mesi nei quali un campionato comincia lentamente a scegliere il proprio padrone.
La Reggina ha molti giocatori tecnicamente importanti. Acquadro potrebbe essere qualcosa di differente: uno di quelli che sanno come si arriva fino alla fine.
A Reggio non gli viene chiesto di portare fortuna.
Gli viene chiesto qualcosa di molto più difficile: portare esperienza, equilibrio e quella cultura della vittoria costruita domenica dopo domenica.
Perché Alberto Acquadro, negli ultimi tre anni, ha cambiato maglia tre volte.
Non ha mai cambiato destinazione: la Serie C.
Adesso, sulla strada, c’è scritto Reggina.


