A Trapani intanto… è già tempesta: Antonini parla di retrocessione e apre alla cessione
La sconfitta contro l’Avola scatena il presidente granata: parla apertamente di rischio retrocessione, risponde alla contestazione e si dice disposto a vendere. Il prossimo avversario della Reggina lascia dietro di sé un risultato che fa molto più rumore di un semplice 1-0.
Sono trascorse appena due giornate e nel Girone I c’è già una società che sembra vivere a maggio. Non per la classifica, non ancora almeno, ma per il peso delle parole che arrivano da Trapani. La sconfitta per 1-0 contro l’Avola ha aperto una frattura rumorosa e Valerio Antonini non ha provato neppure a nasconderla. Il presidente granata ha ammesso la superiorità degli avversari, ha parlato apertamente del rischio di retrocedere continuando su questa strada e, soprattutto, ha messo sul tavolo un argomento che dopo centottanta minuti di campionato nessuno avrebbe immaginato di dover già affrontare: la possibilità di vendere.
UN MILIONE NON SCENDE IN CAMPO
C’è un passaggio delle parole di Antonini che fotografa meglio di altri ciò che è accaduto ad Avola. Il presidente sottolinea la grande differenza economica esistente tra le due squadre, quantificandola in oltre un milione di euro di budget lordo. Eppure ha vinto l’Avola.
È una di quelle lezioni che la Serie D distribuisce senza preoccuparsi dei nomi scritti sulle maglie. I bilanci costruiscono le rose, consentono di prendere calciatori importanti, aumentano le possibilità. Ma la domenica il denaro rimane fuori dalla linea laterale.
Dentro entrano organizzazione, fame, condizione, attenzione e capacità di trasformare novanta minuti nella partita della vita.
Il Trapani lo ha scoperto nel modo peggiore. L’Avola, invece, arriverà mercoledì al Granillo portandosi dietro proprio questa consapevolezza.
ANTONINI NON CERCA ALIBI
Il dato forse più sorprendente delle dichiarazioni del presidente granata è che Antonini non prova a costruire attenuanti attorno alla sconfitta. Il Trapani, nella sua lettura, ha perso meritatamente. Ed è proprio da questa constatazione che nasce una reazione durissima.
Non parla di incidente di percorso. Non invita semplicemente ad avere pazienza. Arriva invece a evocare uno scenario estremo: continuando così, il rischio è quello della retrocessione.
Parole enormi per una squadra costruita con ambizioni completamente differenti e pronunciate quando il calendario ha consumato appena due giornate. Ma il Trapani non era partito da una situazione normale: la penalizzazione di cinque punti ha trasformato l’inizio del campionato in una rincorsa immediata. Dopo il pesante esordio contro la Vibonese e il ko con l’Avola, il margine per considerare le sconfitte semplici incidenti si è inevitabilmente ridotto. La penalizzazione di cinque punti con cui il Trapani ha iniziato il torneo è riportata anche dalle classifiche del Girone I.
«ANTONINI VATTENE». E LA RISPOSTA CAMBIA IL TONO DELLA STORIA
Poi c’è il rapporto con la piazza.
La contestazione ha prodotto lo striscione “Antonini vattene” e la risposta del presidente porta il confronto fuori dal terreno di gioco. Antonini sostiene che, davanti a un compratore, sarebbe disposto a cedere e afferma di essere stato cercato anche da altre realtà nelle quali potrebbe decidere di investire.
Qui la vicenda smette di riguardare soltanto un risultato.
Una sconfitta si recupera. Una classifica può cambiare. Una squadra costruita male può trovare equilibrio. Ma quando dopo due giornate entrano nella stessa frase contestazione, vendita della società e futuro della proprietà, il problema diventa inevitabilmente più grande dei novanta minuti.
Antonini arriva infine a una frase ancora più pesante: «Affonderemo tutti insieme».
Ed è probabilmente questa l’immagine più lontana da quella che dovrebbe accompagnare l’inizio di una stagione.
IL PARADOSSO DI UN CAMPIONATO APPENA COMINCIATO
Il Trapani era considerato una delle squadre da osservare con maggiore attenzione nel Girone I. La rosa e gli investimenti suggerivano ambizioni importanti, nonostante il pesante fardello iniziale della penalizzazione. Già dopo la prima giornata Antonini aveva avvertito la squadra che il “jolly” era stato giocato e che nelle successive cinque partite non sarebbe stato possibile sbagliare.
Ne è bastata un’altra.
Ad Avola è arrivata una nuova sconfitta e il linguaggio è passato rapidamente dall’avvertimento all’ipotesi di retrocessione e persino alla disponibilità a lasciare.
Naturalmente siamo soltanto alla seconda giornata. Il campionato è lunghissimo e proprio per questo sarebbe assurdo emettere oggi sentenze tecniche definitive sul Trapani. Ma le parole restano. E quelle pronunciate nelle prime settimane possono diventare leggere se arrivano le vittorie oppure pesantissime se i risultati continuano a mancare.
E ADESSO QUELL’AVOLA ARRIVA AL GRANILLO
Per la Reggina c’è soprattutto un dettaglio da non ignorare.
La squadra che ha acceso la tempesta di Trapani sarà la prossima avversaria degli amaranto.
Mercoledì alle 18.30 l’Avola entrerà al Granillo dopo avere appena dimostrato che nomi, investimenti e pronostici non gli fanno particolare impressione. Sarebbe quindi sbagliato leggere quanto accaduto soltanto come una crisi del Trapani.
Dentro quell’1-0 esiste anche il merito di chi ha vinto.
Ed è forse questa la parte della storia che interessa maggiormente Marchionni.
La Reggina arriva alla sfida dopo due vittorie consecutive, il 5-0 al Licata e lo 0-1 sofferto di Modica. Il Trapani, invece, vive già una tensione che sembrerebbe appartenere a una stagione molto più avanzata. Ma mercoledì tutto questo conterà poco: davanti agli amaranto ci sarà una squadra che ha appena battuto una delle formazioni economicamente più importanti del girone.
Il messaggio, quindi, non arriva soltanto da Antonini.
Arriva soprattutto dal campo.
Sono bastate due giornate per ricordare a tutti che in Serie D i milioni possono indicare chi dovrebbe vincere. Non decidono chi vincerà.
E mercoledì, al Granillo, arriverà proprio la squadra che lo ha appena dimostrato.


