Ritratti Amaranto | Rosario Girasole, il ragazzo tornato a casa: un numero 5 con Reggio dentro
Ci sono calciatori che arrivano in una squadra con una valigia. Altri che, quando arrivano, hanno la sensazione di averla finalmente posata. Rosario Girasole appartiene alla seconda specie. Perché per lui la Reggina non è stata semplicemente una destinazione professionale: è il luogo dal quale tutto era cominciato. È nato e cresciuto a Reggio Calabria, ha attraversato il settore giovanile amaranto e quella maglia l’ha indossata quando ancora il calcio era soprattutto un sogno da inseguire. Oggi porta il numero 5, gioca al centro della difesa della Reggina e, a vent’anni, possiede già qualcosa che l’età non sempre sa misurare: la personalità.
Rosario Girasole nasce il 20 gennaio 2006. Il suo rapporto con la Reggina comincia molto presto. Nell’Under 17 non è semplicemente uno dei ragazzi della squadra: diventa capitano e nella stagione 2022-23 realizza addirittura 7 reti in 16 presenze, numeri insoliti per un difensore centrale. Nello stesso periodo sale anche in Primavera 2, dove colleziona 14 presenze. È già evidente un tratto che tornerà più avanti nella sua storia: Girasole è un difensore che sa comparire nell’altra area quando la partita lo chiama.
Poi arriva il momento di uscire da casa. Nel suo percorso c’è anche una convocazione in Serie B con il Venezia, quindi la Ternana Primavera. Con gli umbri continua la propria formazione, disputa la Primavera 2, partecipa alla Viareggio Cup e segna anche una rete nella prestigiosa competizione giovanile. Alla Ternana porta pure la fascia di capitano, un dettaglio che racconta forse più delle statistiche: in posti diversi, con allenatori e compagni diversi, a Rosario viene affidata responsabilità.
I 319 giorni
Dentro una carriera che sembrava correre veloce arriva però il punto più buio. Un grave infortunio lo costringe a una lunghissima lontananza dal campo. Quando finalmente torna a giocare, nell’ottobre 2024, Girasole consegna ai social una misura precisa di quel dolore: 319 giorni. Mesi di sofferenza, attesa e lavoro lontano dalle partite. Più tardi dirà che proprio quell’infortunio gli aveva insegnato cosa significano i momenti difficili di una carriera e, soprattutto, che non bisogna mollare. È forse qui che il ragazzo comincia davvero a diventare il calciatore che Reggio ritroverà.
Il 10 luglio 2025 il cerchio si chiude: Rosario Girasole torna ufficialmente alla Reggina, firmando un contratto biennale con opzione di rinnovo. Non nasconde il significato della scelta. Dice di essere tornato per respirare nuovamente l’aria di casa e per completare, con la prima squadra, quell’ultimo gradino iniziato nelle giovanili. E c’è un’altra storia dentro la storia: in amaranto ritrova Domenico Girasole, suo fratello. Due difensori, due caratteristiche differenti, la stessa famiglia e la stessa maglia. Rosario descrive Domenico come più fisico e forte nel gioco aereo; di sé sottolinea invece l’aggressività nella marcatura e la capacità di ricoprire tutti i ruoli della difesa. Giocare insieme, dirà, è un orgoglio soprattutto per il loro padre.
Un Under che ragiona da Over
La stagione 2025-26 è quella nella quale Girasole smette definitivamente di essere soltanto “il giovane”. In Serie D raccoglie 22 presenze e 2 reti in campionato; secondo TuttoReggina totalizza 1.630 minuti, aggiungendo anche un assist, due presenze in Coppa Italia di Serie D e due nei playoff. Al termine dell’annata i tifosi chiamati da TuttoReggina a scegliere il miglior Under amaranto premiano proprio lui. Non passa inosservato neppure fuori da Reggio: nell’estate 2026 viene riportato un interessamento del Bari. Girasole, però, resta amaranto.
E quando arriva Marco Marchionni, la carta d’identità sembra interessargli relativamente. Dopo la gara di Coppa con il PraiaTortora, l’allenatore lo definisce carismatico, un giocatore di sostanza che “ragiona da Over”. È probabilmente una delle definizioni più precise per capire Girasole: un classe 2006 che in campo non sembra chiedere permesso all’età. Il suo modello dichiarato è Sergio Ramos; guardando al calcio contemporaneo indica invece Cristian Romero del Tottenham. La scelta aiuta a comprendere quale difensore voglia essere: aggressivo, presente sull’uomo, capace di vivere il duello e di non considerare esaurito il proprio compito una volta recuperato il pallone.
Modica, la partita che racconta un giocatore
Poi arriva 13 settembre 2026, Modica-Reggina. Ci sono partite nelle quali un calciatore gioca bene e altre nelle quali, quasi senza volerlo, racconta se stesso. Al 32′, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Baggi prolunga il pallone e Girasole compare dove un difensore centrale normalmente non dovrebbe essere il protagonista: davanti alla porta avversaria. Conclusione ravvicinata, forte. 0-1 Reggina.
Ma il ritratto non è ancora completo. All’88’, quando il Modica cerca disperatamente il pareggio, Girasole si trova dall’altra parte del campo, nel luogo naturale di un difensore: davanti alla propria porta. Il pallone sta per oltrepassare la linea e lui interviene con un gesto acrobatico, liberando e conservando il vantaggio amaranto. Prima segna il gol della vittoria. Poi salva il gol del pareggio. Attaccante per un istante, difensore quando conta davvero. In mezzo, tutto il resto: marcature, attenzione, sofferenza, presenza. La Reggina vince 1-0 e porta a casa tre punti che hanno anche la sua firma.
Nel dopopartita non cerca parole da copertina. Parla della difficoltà della prima trasferta, della necessità di conquistare i tre punti e soprattutto della capacità della squadra di soffrire. Del suo salvataggio racconta persino quel minuscolo istante nel quale cambia piede prima dell’intervento. Del gol dice semplicemente che ha calciato forte da vicino ed è andata bene. Parole asciutte, quasi in contrasto con l’enormità del peso avuto sulla partita.
Rosario e Reggio
Forse è questo il punto nel quale Rosario Girasole diventa particolarmente interessante per una rubrica chiamata Ritratti. Le statistiche raccontano presenze e gol, ma non raccontano completamente un’appartenenza. Lui questa città non l’ha scoperta firmando un contratto: ci è cresciuto. La Reggina non l’ha conosciuta entrando nello spogliatoio della prima squadra: l’aveva già indossata da ragazzino, fino a portarne la fascia da capitano nelle giovanili.
È partito, ha conosciuto altri spogliatoi, è caduto, è rimasto fuori quasi un anno. Poi è tornato. E adesso, a vent’anni, si ritrova con il numero 5 sulla schiena, il fratello nella stessa difesa e un allenatore che di lui dice che pensa già come un giocatore adulto.
A Modica, per raccontare tutto questo, sono bastate due immagini: un pallone spinto dentro una porta e un altro strappato via dalla propria linea. In fondo un difensore vive esattamente fra questi due estremi: ciò che riesce a costruire e ciò che riesce a impedire. Rosario Girasole, almeno per una domenica, li ha occupati entrambi. E forse il bello della sua storia deve ancora cominciare.
Foto: ReggioToday


