EditorialeLa Leggenda

Leggende amaranto: “Per conto della ditta Lavalampo”: Muccio Baccillieri, la voce che faceva cominciare la domenica

LE STORIE AMARANTO CONTINUANO NEL LIBRO “LA REGGINA”

«Attenzione, per favore attenzione!». La Lavalampo, il Bulova Accutron, la Stock 84. Quando bastava una voce dagli altoparlanti per far battere il cuore del vecchio Comunale.

C’era un momento, al vecchio stadio Comunale di Reggio Calabria, in cui il brusio delle gradinate sembrava fermarsi. Qualcuno spegneva la sigaretta, altri interrompevano una discussione sulla formazione, mentre dagli altoparlanti, con quel suono un po’ metallico e inconfondibile, arrivava il richiamo che tutti aspettavano.

«Attenzione, per favore attenzione!»

Era Muccio Baccillieri. E la domenica amaranto poteva finalmente cominciare.

Per chi ha vissuto il calcio degli anni Sessanta e Settanta, Muccio non era semplicemente lo speaker dello stadio. Era una presenza familiare, una voce che apparteneva al Comunale quanto le sue gradinate, il terreno di gioco e quella folla che arrivava con largo anticipo pur di non perdere nulla della partita.

«Per conto della ditta Lavalampo…»

Il momento più atteso era la lettura delle formazioni. Muccio lo annunciava con una solennità tutta sua:

«Attenzione, per favore attenzione! Campionato Italiano di Calcio, Divisione Nazionale Serie B… Per conto della ditta Lavalampo, vi leggiamo l’ordine delle formazioni delle squadre…»

E poi, uno dopo l’altro, i nomi dei giocatori. L’arbitro, i guardalinee, gli undici amaranto. Ogni cognome aveva il suo peso, ogni annuncio suscitava un applauso, un commento, qualche mugugno.

La Lavalampo era una lavanderia cittadina, ma per intere generazioni il suo nome finì per diventare inseparabile dalla formazione della Reggina.

E’ stata scandita da Muccio, la prima formazione ufficiale della Reggina promossa in Serie B nella stagione 1964/1965:

  1. PERSICO (Piero Persico, il portierone bergamasco arrivato quell’anno)
  2. MUPO (Carlo Mupo, colonna difensiva e capitano)
  3. BARBETTA (Felice Barbetta, terzino insuperabile)
  4. ALAIMO (Italo Alaimo, ala destra di immenso talento e cuore)
  5. GATTO (Alberto Gatto, una vita in amaranto, recordman di presenze)
  6. CAMOZZI (Pietro Camozzi, il mediano di spinta)
  7. FLORIO (Vito Florio, centrocampista dai piedi buoni)
  8. SANTONICO (Giuseppe Santonico, l’attaccante d’area di rigore)
  9. NERI (Olmes Neri, polmone del centrocampo)
  10. SBANO (Rosario Sbano, reggino doc, il cervello della squadra)
  11. FERRIGNO (Orazio Ferrigno, l’ala sinistra micidiale)

C’è un ricordo bellissimo raccontato da Giuseppe Cantarella: i ragazzi, prima delle loro partitelle nei campetti di quartiere, imitavano la voce di Muccio e ripetevano quella formula come se anche loro stessero per disputare una partita di Serie B.

Era questo il segno della sua popolarità. Non serviva vederlo: bastava sentirlo.

Il Bulova Accutron e il brindisi della Stock

E poi c’erano le pubblicità. Non quelle invadenti di oggi, ma brevi annunci che, ripetuti domenica dopo domenica, diventavano parte dello spettacolo.

«Bulova Accutron, l’orologio dell’era spaziale!»

Bastano queste parole per ritrovare il fascino di un’epoca in cui l’uomo aveva appena conquistato la Luna e persino un orologio sembrava promettere il futuro.

Ma il richiamo che più di ogni altro accompagnava la conclusione delle partite era quello della Stock 84, con il celebre slogan:

«Se la tua squadra ha vinto, brinda con Stock 84; se ha perso, consolati con Stock 84. E se ha pareggiato? Sempre Stock 84!»

Era la pubblicità che metteva tutti d’accordo, almeno nelle intenzioni. Chi usciva felice, chi amareggiato, chi continuava a discutere per un rigore non concesso o un gol sbagliato.

Il Comunale lentamente si svuotava e quelle parole restavano nell’aria, come l’ultimo saluto a una domenica di calcio.

Un uomo di spettacolo, una voce della città

Muccio aveva una naturale familiarità con il microfono. Prima e accanto alla sua attività allo stadio, aveva coltivato la passione per la musica e il canto, in una Reggio che viveva le proprie serate anche nei locali e nei ritrovi affacciati sullo Stretto.

La sua voce, tuttavia, attraversò anche pagine ben più difficili della storia cittadina. Durante i moti di Reggio del 1970 accompagnò annunci e manifestazioni pubbliche, diventando una presenza riconoscibile anche nelle piazze.

Anni dopo avrebbe contribuito a custodire la memoria sonora di quella stagione attraverso alcune registrazioni storiche.

Ma per i tifosi amaranto Muccio rimane soprattutto l’uomo del Comunale, quello che pronunciava i nomi dei calciatori con eleganza, senza bisogno di urlare, quando bastava il tono della voce a dare importanza a ciò che stava accadendo.

Quando una voce diventava memoria

C’erano le radioline, il caffè Borghetti, il fumo delle sigarette, le discussioni interminabili e il rumore dei tacchetti sul terreno. C’era il portiere Luigi Ferrari, ricordato anche per il gesto scaramantico di battere i tacchetti contro i pali prima della partita.

E c’era Muccio.

La sua voce teneva insieme tutti quei piccoli frammenti di vita. Era il filo invisibile che legava il pubblico alla squadra, il calcio alla città, l’attesa alla speranza.

Oggi gli stadi hanno schermi giganteschi, musica, effetti luminosi e annunci spettacolari. Ma chi ha conosciuto il vecchio Comunale sa che, qualche volta, per creare un’emozione bastava molto meno.

Bastava un microfono. Una voce familiare. E una frase pronunciata sempre allo stesso modo.

«Attenzione, per favore attenzione!»

E per un istante si torna ragazzi, sui gradoni del Comunale, con la Reggina davanti agli occhi e tutta una domenica ancora da vivere.

uDani | LaReggina.com

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