I Signori Amaranto

I Signori Amaranto | Michele Favano, il mestiere di raccontare la Reggina

bene fai l’articolo, va bene cosi

Un microfono, una partita da raccontare e nessuna idea, probabilmente, che quella sarebbe diventata una storia lunga quasi quarant’anni. Nel 1988 Michele Favano comincia a fare il giornalista a Radio International. La Reggina di allora è lontanissima da quella che qualche anno più tardi avrebbe portato Ronaldo, Zidane, Batistuta e Del Piero al Granillo. È una squadra ancora alla ricerca della propria dimensione e anche il calcio viene raccontato in maniera diversa: radio, taccuino, telefonate, attese. Niente social, niente notizie consumate in pochi minuti.

Favano comincia da lì. Seguono Telereggio, l’esperienza come corrispondente di Radio Capital, tre anni da telecronista per Sky, collaborazioni con diverse testate e un percorso professionale che attraversa radio, televisione, carta stampata e infine il web. In mezzo ci sono trasmissioni come Tribuna Amaranto, Passione Amaranto e Momenti Amaranto, oltre a interviste, collegamenti, conferenze stampa e migliaia di articoli. E dentro quasi tutto questo percorso ritorna continuamente la Reggina.

Prima, durante e dopo la Serie A

Favano conosce la Reggina prima che diventi un fenomeno nazionale. La vede crescere, conquistare per la prima volta la Serie A e trasformare il Granillo in uno degli stadi più difficili del massimo campionato. Racconta gli anni delle grandi salvezze, dei giocatori destinati a lasciare un segno e di una società capace di costruirsi una credibilità nazionale.

Poi deve raccontare anche il percorso inverso. Le retrocessioni, le difficoltà economiche, le crisi societarie, le ripartenze, le categorie inferiori. Cambiano i protagonisti e cambiano perfino le società, mentre per chi fa questo mestiere diventa necessario spiegare ai tifosi perché una squadra che era riuscita a sfidare le grandi del calcio italiano si ritrovi improvvisamente a combattere battaglie completamente diverse.

È proprio qui che il rapporto professionale di Favano con la Reggina diventa più interessante. Non ha raccontato soltanto la parte bella della storia. Ha dovuto raccontare anche quella scomoda.

Sfogliando i suoi interventi degli anni più difficili si trovano critiche nette alla squadra, agli allenatori e alle gestioni societarie. Favano non ha mai trasformato l’appartenenza territoriale in un obbligo a raccontare una Reggina migliore di quella che vedeva. Quando riteneva che giocasse male, lo scriveva. Quando individuava problemi tecnici o societari, li affrontava.

La vicinanza non ha mai significato rinunciare alla critica.

La distanza giusta

È probabilmente uno degli equilibri più complicati per un giornalista che per tanti anni segue la stessa squadra. Conoscerne dirigenti, allenatori e calciatori, frequentarne quotidianamente l’ambiente e contemporaneamente conservare quella distanza necessaria per poter fare una domanda scomoda quando serve.

Favano ha costruito buona parte della propria carriera dentro questo equilibrio. Il suo modo di raccontare non è mai stato particolarmente ricercato: è diretto, spesso colloquiale, qualche volta severo. È il linguaggio di chi preferisce arrivare rapidamente alla questione piuttosto che girarci attorno. Stile, pacatezza, assertività, passione, amore per la sua città e la sua Reggina, questo è Michele.

Con il trascorrere degli anni, però, al lavoro quotidiano si è aggiunto inevitabilmente un altro elemento: la memoria.

Nel 2024 VideoTouring gli affidò la conduzione dello speciale per i 25 anni dalla prima promozione della Reggina in Serie A, riunendo protagonisti come Lillo Foti, Davide Possanzini, Tonino Martino e Ciccio Cozza. Nello stesso periodo Favano partecipò al racconto dedicato ai 42 anni amaranto di Franco Iacopino, altra figura capace di attraversare epoche molto diverse della società reggina.

Non è difficile capire perché. Dopo tanti anni trascorsi accanto alla Reggina, un giornalista possiede qualcosa che nessun archivio statistico può restituire completamente: ricorda atmosfere, passaggi, persone, retroscena, entusiasmi e delusioni. Ha visto gli stessi luoghi riempirsi di protagonisti diversi e sa mettere in relazione ciò che accade oggi con quello che è accaduto ieri.

Oggi Michele Favano continua a occuparsi quotidianamente della Reggina e dello sport reggino, in particolare attraverso CityNow. Il mezzo è cambiato ancora una volta. Al posto della sola radio ci sono articoli pubblicati in tempo reale, video, dirette e social. Il mestiere, in fondo, molto meno: cercare una notizia, verificarla, fare domande e assumersi la responsabilità di ciò che si racconta.

Quasi quarant’anni dopo

Inserire Michele Favano tra I Signori Amaranto non significa trasformare un giornalista in un tifoso né celebrare una carriera senza discuterla. Significa riconoscere il valore della continuità.

Perché una squadra di calcio non è fatta soltanto da chi scende in campo. Intorno esiste un mondo di persone che ne conserva le immagini, le parole e i passaggi della storia. Chi quella squadra la racconta per decenni finisce inevitabilmente per costruire una parte di questo archivio collettivo.

Dal primo microfono di Radio International sono trascorsi quasi quarant’anni. Nel frattempo Michele Favano ha visto una Reggina salire, cadere, ricominciare e cambiare molte volte pelle.

E continua a fare ciò che aveva cominciato a fare nel 1988: guardarla, fare domande e raccontarla.

Forse è proprio questa, senza bisogno di aggiungere altro, la ragione per cui il suo nome trova posto tra I Signori Amaranto.

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