I Signori Amaranto

I Signori Amaranto: Gianni Baccellieri, una voce amaranto che ha finito per dividere Reggio

Scrivere oggi di Gianni Baccellieri può sembrare quasi una provocazione. In una Reggio dove basta pronunciare certi nomi per vedere immediatamente formarsi due schieramenti, raccontarlo significa entrare in un territorio nel quale difficilmente esistono mezze misure. C’è chi lo considera una voce libera, irriducibile, capace di dire ciò che altri non osano dire. C’è chi non sopporta più i suoi toni, le sue invettive, quella maniera di trasformare spesso il confronto in scontro. Probabilmente proprio questa frattura racconta meglio di qualsiasi definizione il personaggio Baccellieri. Ma prima di giudicare ciò che è diventato, bisogna avere l’onestà di ricordare ciò che è stato.

Perché una cosa è difficilmente discutibile: Gianni Baccellieri appartiene alla storia della radio reggina e, inevitabilmente, anche a quella della Reggina. La sua presenza nell’etere cittadino risale addirittura al 1976, quando fu tra i promotori, insieme a Rodolfo Rodà e Rocco Musolino, di Radio Touring 104, indicata dalle ricostruzioni storiche come la prima radio libera della provincia di Reggio Calabria e una delle prime esperienze del genere in Italia. Radio, informazione, politica locale e soprattutto calcio. La Reggina entrò presto in quelle frequenze e non ne sarebbe praticamente più uscita.

Generazioni di tifosi sono cresciute con quelle voci. Quando non esistevano streaming, social, smartphone e aggiornamenti ogni trenta secondi, la radiolina era un filo invisibile che univa lo stadio alle case, alle automobili, ai bar. Per decenni il calcio amaranto è passato anche attraverso quel modo di raccontarlo. Ancora nel 2013 Touring ricordava di seguire la Reggina sin dal 1976 e Baccellieri conduceva quotidianamente Talk Sport, trasmissione destinata a diventare uno degli appuntamenti più riconoscibili dell’informazione sportiva cittadina. Successivamente il programma sarebbe proseguito su Radio Antenna Febea, dove veniva presentato come un appuntamento radiofonico reggino con oltre trent’anni di storia.

Questo patrimonio non può essere cancellato dalle polemiche di oggi. E non dovrebbe esserlo.

Baccellieri è stato anche una voce scomoda. Ha attaccato presidenti, dirigenti, amministratori, giornalisti e personaggi pubblici; ha posto domande quando attorno alla Reggina sarebbe stato certamente più semplice limitarsi ad accompagnare l’entusiasmo popolare. Durante stagioni societarie tormentate, compresa quella di Luca Gallo, Talk Sport ha rappresentato per una parte del pubblico uno spazio di contraddittorio rispetto a narrazioni molto più accomodanti. Persino chi oggi ne critica profondamente il linguaggio dovrebbe riconoscere che una stampa sportiva composta soltanto da voci allineate sarebbe una stampa più povera.

Ma è precisamente qui che il ritratto cambia.

Essere scomodi non significa necessariamente essere sopra le righe. Essere liberi non significa essere esentati dalla misura. E soprattutto il diritto alla critica non acquista maggiore forza quando aumenta il volume della voce.

Nel tempo, il Baccellieri giornalista e tifoso sembra essersi progressivamente sovrapposto al Baccellieri personaggio. La provocazione è diventata sempre più centrale; lo scontro sempre più personale; il confine fra sport, attualità cittadina e politica sempre più sottile. Già nel 2022 fecero discutere pesantemente alcune sue considerazioni sulla situazione personale dell’allora presidente Luca Gallo, giudicate pubblicamente inopportune e contestate anche nel mondo dell’informazione reggina.

Negli anni successivi lo scontro politico è diventato ancora più evidente. Le polemiche con il consigliere comunale Massimo Ripepi, ad esempio, sono uscite abbondantemente dal rettangolo verde e hanno coinvolto accuse reciproche, politica cittadina e modalità della comunicazione. È necessario distinguere ciò che è documentato dalle interpretazioni delle parti: Ripepi ha pubblicamente accusato Baccellieri di trasformare il confronto in offesa e ha sostenuto che quella esasperazione fosse persino funzionale al personaggio. È una valutazione di Ripepi, non un fatto acquisito. Ma fotografa bene il livello di conflittualità raggiunto.

Poi è arrivato il 2026. Talk Sport è stato sospeso su Radio Antenna Febea e, il 4 agosto, AGCOM ha pubblicato un’ordinanza-ingiunzione nei confronti dell’associazione Febea per violazioni dell’articolo 30 del decreto legislativo 208/2021 e di disposizioni del regolamento sui diritti fondamentali della persona, riferite proprio al programma “Talk Sport”. È un dato ufficiale e pesa inevitabilmente quando si prova a ricostruire l’evoluzione recente della trasmissione.

Baccellieri, però, non è scomparso. Ha trasferito la propria voce anche su YouTube, dove continua a raccogliere pubblico e attenzione. E forse proprio questo dimostra che il personaggio conserva ancora una capacità comunicativa che sarebbe sciocco negare. Può irritare, entusiasmare, far arrabbiare, divertire: difficilmente lascia indifferenti.

Ed è qui, secondo noi, che si trova il vero problema. Non nel suo essere divisivo: nel modo in cui ha scelto di esserlo.

Il Baccellieri che divideva discutendo di Reggina aveva una funzione. Costringeva a confrontarsi. Metteva il dito nelle contraddizioni. Rompeva quella fastidiosa abitudine delle città innamorate della propria squadra di considerare nemico chiunque ponesse una domanda scomoda. Quella voce serviva.

Quando invece la provocazione diventa quasi metodo, quando il calcio viene continuamente attraversato dalla politica cittadina, quando l’interlocutore rischia di trasformarsi in avversario personale e la battuta prevale sull’argomento, si perde qualcosa dello smalto originario.

Non il tifo.

Quello sarebbe ingeneroso metterlo in discussione.

Baccellieri rimane un uomo visceralmente legato alla Reggina. Cinquant’anni trascorsi a raccontare quei colori non possono essere cancellati da una stagione polemica, da una trasmissione sospesa o da cento scontri verbali. Nel 2019, quando la sua automobile venne incendiata in un grave episodio intimidatorio, la solidarietà arrivò dall’Ordine dei giornalisti, dalla FNSI, dall’USSI, dalle istituzioni e dalla stessa Reggina. Baccellieri andò comunque in onda. Anche quel giorno raccontò qualcosa del suo carattere e della sua ostinazione.

Quello che sembra essersi consumato non è dunque il sentimento amaranto. È lo stile con cui quel sentimento viene rappresentato.

Ed è una differenza enorme.

Forse Baccellieri ha compreso prima di molti altri una regola della comunicazione contemporanea: dividere produce attenzione. Una frase moderata attraversa una stanza; una provocazione attraversa una città. Non possiamo sapere quanto questa esasperazione sia studiata e quanto appartenga realmente al suo carattere. Sarebbe scorretto attribuirgli intenzioni che soltanto lui conosce. Possiamo però osservare l’effetto: oggi il suo nome spesso precede il contenuto. Prima ancora di ascoltare ciò che dice, una parte di Reggio ha già deciso se applaudirlo oppure contestarlo.

E quando accade questo, per un giornalista, esiste un rischio enorme: diventare la notizia invece di raccontarla.

Baccellieri è ormai qualcosa di più di un radiocronista. È diventato un personaggio profondamente inserito nelle nervature della città, nelle sue rivalità, nelle sue ferite, persino nelle sue contrapposizioni politiche. E proprio per questo oggi appare, almeno a nostro giudizio, sempre più lontano dal perimetro nel quale aveva costruito la propria forza: quello dello sport raccontato con passione, irriverenza e libertà.

Non gli si può chiedere di diventare improvvisamente accomodante. Sarebbe perfino innaturale. Ma si potrebbe desiderare di ritrovare il Baccellieri capace di essere scomodo senza avere bisogno di essere offensivo, duro senza diventare aggressivo, amaranto senza trasformare ogni discussione sulla Reggina in una guerra di appartenenza.

Perché la storia non si cancella.

Gianni Baccellieri è stato uno dei pionieri della radio reggina. Ha accompagnato decenni di Reggina. Ha attraversato promozioni, retrocessioni, presidenti, fallimenti, rinascite e illusioni. Ha raccontato una squadra quando per sentirla da lontano bisognava avvicinare l’orecchio a una radiolina e cercare una frequenza.

Questo posto nella memoria amaranto nessuna polemica può portarglielo via.

Ma proprio una storia così lunga impone una responsabilità più grande, non più piccola.

Perché forse il punto non è stabilire se Gianni Baccellieri debba essere amato oppure odiato. Sarebbe troppo facile e, in fondo, sarebbe cadere esattamente nella logica che oggi lo circonda.

La domanda è un’altra.

Quanto sarebbe ancora importante quella voce se tornasse a dividere Reggio per le idee, e non per il modo di pronunciarle?

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