Editoriale

Lotito, la Reggina e quella partita che potrebbe giocarsi lontano dal campo

L’acquisto del club amaranto, il rapporto con Francesco Cannizzaro, l’asse politico calabrese, la contestazione feroce dei laziali e una domanda che resta sospesa: perché Claudio Lotito ha scelto proprio Reggio? Non ci sono prove di un disegno elettorale. Ma ci sono fatti, relazioni e coincidenze che meritano di essere osservati senza ingenuità.

Ci sono operazioni calcistiche che si spiegano guardando una classifica. Altre richiedono di allargare l’inquadratura. Quando Claudio Lotito entra nella Reggina, la domanda più semplice sarebbe chiedersi quanto investirà, quale squadra costruirà e quanto tempo servirà per lasciare la Serie D. Ma intorno a questa acquisizione esiste qualcosa di più complesso. Non necessariamente oscuro, certamente interessante. Perché Lotito non è soltanto il presidente della Lazio e un imprenditore con una lunga esperienza nel calcio: è anche un senatore di Forza Italia. E l’uomo che ha avuto un ruolo determinante nel portarlo a Reggio Calabria è Francesco Cannizzaro, sindaco della città e uomo di primo piano dello stesso partito. Non è un’interpretazione: nel comunicato ufficiale con cui la Reggina annunciò la cessione, Cannizzaro venne indicato espressamente come il «trait d’union» fondamentale per il buon esito dell’operazione.

La storia, peraltro, non nasce in una notte di giugno. Lillo Foti ha raccontato che i primi contatti risalirebbero addirittura all’autunno del 2025 e ha parlato del desiderio insistente di Cannizzaro di portare Lotito alla guida della Reggina. Alla presentazione davanti a circa quattromila persone al Granillo, lo stesso Lotito ha scherzato dicendo di essere stato «letteralmente stalkerizzato» da Cannizzaro e ha spiegato di essere stato coinvolto emotivamente dal suo appello.

Perché proprio la Reggina?

La prima risposta è calcistica e sarebbe sbagliato sottovalutarla. Prendere una Reggina in Serie D significa acquistare una società collocata molto più in basso rispetto al peso della propria storia e della propria piazza. C’è uno stadio da grande calcio, una tifoseria che ha conosciuto la Serie A, un territorio che conserva un rapporto profondissimo con i colori amaranto e dunque un potenziale sportivo ed economico enormemente superiore alla categoria attuale.

Lotito conosce perfettamente questo genere di operazioni. Alla sua presentazione ha ricordato l’esperienza della Salernitana, presa nelle categorie inferiori e accompagnata fino alla Serie A, e ha presentato la D come un punto di partenza, non come l’orizzonte della Reggina.

Eppure la risposta calcistica non esaurisce la domanda.

Perché l’ingresso a Reggio avviene attraverso una relazione politica e personale evidente. Cannizzaro e Lotito appartengono a Forza Italia; ANSA indicava già Cannizzaro come mediatore e ispiratore della trattativa proprio ricordando questa comune appartenenza.

Questo non dimostra altro. Ma impedisce anche di raccontare l’operazione come se calcio, relazioni e politica vivessero in tre stanze ermeticamente separate.

La Calabria e quella seconda partita

È qui che bisogna avere il coraggio di formulare una domanda e, contemporaneamente, l’onestà di non trasformarla in una risposta.

Lotito è un senatore. Cannizzaro non è soltanto il sindaco di Reggio: è una figura di primo piano di Forza Italia in Calabria. Roberto Occhiuto, presidente della Regione e vicesegretario nazionale del partito, aveva sostenuto apertamente la candidatura di Cannizzaro a sindaco; lo stesso Occhiuto aveva chiesto che Cannizzaro mantenesse anche il proprio ruolo politico regionale. L’esistenza di un asse politico forte è dunque un fatto pubblico, non una congettura.

Da qui nasce l’ipotesi più delicata: la Reggina può rappresentare per Lotito anche una porta d’ingresso verso un territorio nel quale costruire consenso e relazioni in vista del proprio futuro politico?

Non abbiamo elementi per affermare che sia questa la ragione dell’acquisto. Scriverlo come un fatto significherebbe andare oltre ciò che sappiamo. Ma sarebbe altrettanto ingenuo sostenere che un senatore, un sindaco politicamente forte, il presidente della Regione e una società calcistica capace di muovere sentimenti collettivi non appartengano anche allo stesso ecosistema di relazioni.

Il calcio, soprattutto nel Mezzogiorno ma certamente non soltanto lì, non è mai semplicemente ventidue uomini e un pallone. È identità, rappresentanza, popolarità, presenza sul territorio. Riportare la Reggina tra i professionisti — e magari un giorno molto più in alto — significherebbe inevitabilmente legare il nome di chi ci riesce a una delle passioni più profonde della città.

Da questo a parlare di un investimento finalizzato ai voti c’è però un abisso. Quell’abisso va rispettato. La domanda è legittima; la sentenza, oggi, non lo sarebbe.

Roma lo contesta, Reggio lo applaude

C’è poi un contrasto che rende questa storia quasi cinematografica. Mentre Lotito arrivava al Granillo accolto da migliaia di tifosi e prometteva fatti, a Roma una parte molto consistente del popolo laziale viveva il momento più duro del proprio rapporto con lui.

La contestazione è arrivata fino al boicottaggio: secondo UOL, all’inizio della stagione 2026/27 i rinnovi degli abbonamenti erano precipitati a circa quattromila rispetto ai trentamila dell’anno precedente, dentro una protesta organizzata contro la gestione societaria, la perdita di competitività e gli investimenti giudicati insufficienti.

L’acquisto della Reggina ha prodotto reazioni ancora più dure. Dopo la presentazione di Lotito a Reggio, tra i sostenitori biancocelesti sono circolati inviti a restare in Calabria e a lasciare la Lazio, insieme ad accuse di arroganza e a un sentimento che ormai supera abbondantemente la normale critica a un presidente. Il Corriere dello Sport ha raccontato proprio questo paradosso: l’accoglienza quasi plebiscitaria del Granillo contrapposta alla rabbia della piazza laziale.

E questo elemento rende inevitabile un’altra domanda. Un uomo che nella propria storica piazza calcistica ha visto consumarsi una parte enorme del proprio capitale di consenso può trovare a Reggio anche l’occasione per costruire un racconto nuovo di sé?

Anche qui: domanda, non verdetto.

Se la Reggina dovesse risalire rapidamente, Lotito non sarebbe più soltanto il presidente contestato dalla Curva Nord. Diventerebbe, agli occhi di migliaia di persone, l’uomo che ha raccolto una squadra dalla Serie D e l’ha riportata verso il calcio che conta. Nel calcio la reputazione può consumarsi in vent’anni e rinascere in due campionati.

I mugugni amaranto

Sarebbe però sbagliato immaginare Reggio interamente sedotta.

L’arrivo di Lotito ha prodotto entusiasmo, certamente. Ma esiste anche una parte della tifoseria che osserva con prudenza. E non necessariamente perché abbia sposato il giudizio dei laziali.

La diffidenza nasce dalla storia recente della Reggina. Questa città ha già ascoltato promesse, conosciuto rinascite, cadute e nuovi inizi. Per questo una parte del pubblico non concede più cambiali in bianco a nessuno.

A ciò si aggiunge qualche interrogativo sulla nuova gestione. Nelle ultime settimane è stata criticata, per esempio, la comunicazione della società: poche informazioni sull’organigramma, una sola conferenza dedicata alla nuova proprietà e una struttura societaria che non è stata ancora raccontata al pubblico con grande chiarezza.

Persino la formula semplicistica «Lotito ha comprato la Reggina» merita una precisazione. Il comunicato ufficiale parlava di una società riferibile al gruppo Lotito; successive ricostruzioni hanno indicato Regium Srl come società acquirente e Enrico Lotito, figlio di Claudio, nella catena proprietaria.

Non sono dettagli capaci da soli di alimentare sospetti. Sono però ragioni sufficienti per pretendere trasparenza.

La Reggina non può diventare una moneta

Ed è probabilmente questo il confine che conta più di tutti.

Che Lotito abbia interessi imprenditoriali è normale. Che abbia ambizioni politiche è pubblico. Che coltivi rapporti con Cannizzaro è evidente. Che Cannizzaro appartenga allo stesso sistema politico regionale nel quale Roberto Occhiuto occupa una posizione centrale è altrettanto documentabile.

Ma la Reggina appartiene sentimentalmente a qualcosa che nessun atto notarile può acquistare.

Appartiene alla gente.

Per questo non sarebbe scandaloso scoprire che dietro un investimento calcistico esistano anche convenienze economiche, relazionali o persino d’immagine. Sarebbe molto più grave se la squadra diventasse uno strumento per ottenere qualcosa che con il suo futuro sportivo non ha nulla a che vedere.

Oggi non abbiamo elementi per dire che questo stia accadendo.

Ed è proprio per questo che il compito di chi racconta la Reggina non dovrebbe essere né quello di santificare Lotito né quello di processarlo prima dei fatti.

Il credito non è un assegno in bianco

Lotito merita di essere giudicato a Reggio per quello che farà a Reggio.

Se costruirà una società solida, investirà nel Sant’Agata, organizzerà un settore giovanile serio, darà alla Reggina una struttura professionale e la riporterà nelle categorie che la sua storia reclama, dovrà essergliene riconosciuto il merito. Senza pregiudizi.

Ma il credito concesso dalla città non può diventare devozione.

Gli applausi del Granillo non cancellano ciò che accade a Roma. Le contestazioni dei laziali, allo stesso modo, non costituiscono una condanna preventiva dell’esperienza amaranto. Sono un avvertimento, una pagina da leggere. Non necessariamente il finale del nostro libro.

Cannizzaro ha portato Lotito alla Reggina: è un fatto. Lotito e Cannizzaro condividono appartenenza politica e un rapporto personale: è un fatto. In Calabria esiste una rete politica di Forza Italia nella quale Cannizzaro e Occhiuto occupano posizioni centrali: è un fatto.

Che l’acquisto della Reggina faccia parte di un futuro progetto elettorale di Claudio Lotito, invece, non è un fatto dimostrato.

Ed è precisamente nello spazio fra queste due cose che deve stare un giornale libero: abbastanza curioso da fare la domanda, abbastanza serio da non inventare la risposta.

La risposta arriverà dal tempo

Forse dietro l’acquisto della Reggina non esiste alcun mistero. Forse Lotito ha semplicemente visto quello che chi conosce questa città sa da sempre: una società in Serie D che vale, per storia, passione e potenzialità, molto più della Serie D.

Oppure questa operazione contiene anche altro: relazioni, reputazione, politica, futuro.

Lo scopriremo.

Nel frattempo Reggio può fare una cosa molto semplice: guardare, ricordare e giudicare.

Senza farsi prestare l’odio dei laziali. Senza regalare a nessuno un amore anticipato.

Perché presidenti, sindaci, governatori e senatori passano. La maglia resta.

E se davvero dietro la Reggina si sta giocando un’altra partita, prima o poi sarà il campo più grande del tempo a mostrarcela.

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