Gli Immortali

Cecè Catalano, la spugna dei miracoli: quando il massaggiatore della Reggina diventò leggenda

LE STORIE AMARANTO CONTINUANO NEL LIBRO “LA REGGINA”

Vincenzo Catalano arrivò alla Reggina nel 1945 e rimase in amaranto fino ai primi anni Ottanta. Quasi quarant’anni trascorsi a bordo campo tra fasciature, massaggi, corse sul terreno di gioco, canzoni e quella celebre spugna che per generazioni di tifosi sembrava capace di guarire qualsiasi cosa. Non segnò mai un gol, eppure appartiene alla storia della Reggina quanto molti dei suoi campioni.

Ci sono uomini che entrano nella storia di una squadra senza avere mai indossato la maglia durante una partita. Non segnano, non parano rigori, non sollevano coppe. Eppure basta pronunciarne il nome perché chi ha vissuto quegli anni sorrida immediatamente. Cecè Catalano era uno di questi. Per quasi quarant’anni fu una presenza familiare accanto alla Reggina, una sagoma che attraversò generazioni di calciatori, allenatori e presidenti e che finì per appartenere al paesaggio stesso del calcio reggino. Il suo vero nome era Vincenzo Catalano, ma a Reggio era semplicemente don Cecè, il massaggiatore. Anzi, il massaggiatore. Le testimonianze storiche ne fanno risalire l’ingresso nella Reggina al 1945 e lo accompagnano fino ai primi anni Ottanta: significa attraversare quasi per intero la trasformazione di un calcio ancora artigianale in quello moderno, passando naturalmente per una delle stagioni più belle della storia amaranto, quella di Oreste Granillo e Tommaso Maestrelli.

Prima della Reggina c’erano anche i pugili

Cecè non aveva imparato il mestiere nelle moderne università dello sport e non disponeva di macchinari, ecografie portatili o staff composti da fisioterapisti, osteopati, preparatori e medici specialisti. Veniva da un’altra scuola, quella delle mani. Una testimonianza biografica conservata nell’archivio fotografico “Reggio era…” ricorda infatti che Catalano aveva lavorato anche come massaggiatore di pugili, tra i quali viene citato Sandro Lopopolo, prima di diventare una figura inseparabile dalla Reggina.

Era un altro mondo. Quando un calciatore rimaneva a terra, dalla panchina partivano il medico e il massaggiatore con una borsa che sembrava contenere molto meno di quanto, secondo i tifosi, fosse capace di fare. Catalano correva verso l’infortunato, si inginocchiava, lavorava con le mani, tirava fuori la sua spugna e dopo qualche istante accadeva frequentemente quello che sugli spalti tutti aspettavano: il giocatore si rialzava. Da qui nacque la fama della “spugna miracolosa” di Cecè Catalano, ricordata ancora oggi nelle testimonianze dedicate alla vecchia Reggina. Naturalmente non c’era alcun miracolo. C’erano esperienza, mestiere e probabilmente una conoscenza empirica del corpo costruita in migliaia di ore trascorse tra muscoli, botte, contratture e caviglie doloranti. Ma sugli spalti queste sottigliezze interessavano poco: se entrava Cecè, quello doveva rialzarsi.

La Reggina di Maestrelli, e Cecè sempre lì

Quando si racconta la squadra che nel 1964-65 conquistò la prima storica promozione in Serie B, i nomi sono diventati patrimonio della memoria amaranto: Oreste Granillo presidente, Tommaso Maestrelli allenatore, quindi Gallusi, Santonico, Alaimo, Florio, Mupo, Ferrigno, Gatto, Camozzi, Persico, Barbetta. Ma nella fotografia di quella squadra compare anche lui: il massaggiatore Catalano. Non ai margini della storia, ma dentro quella storia.

È forse questo il modo migliore per capire cosa rappresentasse. Gli allenatori passavano, i calciatori arrivavano e partivano, cambiavano presidenti e categorie. Cecè rimaneva. Vide la Reggina prima della Serie B, la accompagnò nella sua prima grande ascesa e continuò a essere presente negli anni successivi. Le cronache celebrative dedicate alla storia del club continuano ancora oggi a mettere il suo nome accanto a quelli di Granillo, Maestrelli, Dolfin, Persico, Toschi e Causio. Non perché fosse necessario completare l’elenco dello staff, ma perché Catalano era diventato un personaggio della Reggina.

Massaggiava Toschi cantando

Ed è qui che dietro la fotografia in bianco e nero comincia ad apparire l’uomo.

Arnaldo Cambareri, raccontando molti anni dopo i personaggi incontrati nella sua lunga carriera giornalistica, ricordò Cecè Catalano con un’immagine che vale quasi un intero capitolo. Lo vedeva massaggiare Nedo “Freccia del Sud” Toschi e gli altri calciatori mentre cantava “Con un bacio piccolissimo”.

Immaginiamola senza trasformarla in una cartolina romantica: uno spogliatoio del calcio italiano degli anni Sessanta, il rumore dei tacchetti, l’odore delle pomate, le maglie, le battute dei giocatori, qualche muscolo dolorante e Cecè che lavora con le mani e intanto canta. È un particolare minuscolo, ma racconta molto più di tante statistiche. Dice quanto fosse familiare la sua presenza e quanto quel calcio fosse fatto di rapporti umani prima ancora che di strutture professionali.

Per i calciatori Catalano non era semplicemente l’uomo chiamato quando faceva male una gamba. Era uno di quelli che stavano nello spogliatoio tutti i giorni, ascoltavano, scherzavano, vedevano le paure che il pubblico non poteva vedere. Un massaggiatore di quell’epoca conosceva i giocatori attraverso il loro corpo e spesso attraverso i loro silenzi.

Arrivava Cecè con la spugna e il pubblico sapeva già come sarebbe finita

La sua fama più grande rimase comunque legata agli ingressi in campo. Le fonti che ne conservano il ricordo utilizzano un’espressione che a Reggio doveva essere diventata quasi naturale: “il massaggiatore dei miracoli”.

La scena si ripeté chissà quante centinaia di volte. Un amaranto finiva a terra, l’arbitro faceva cenno verso la panchina e Cecè partiva. Non esistevano le interminabili procedure alle quali siamo abituati oggi. Qualche parola, le mani sul punto dolorante, quella benedetta spugna e il giocatore, molto spesso, tornava in piedi. La medicina sportiva moderna probabilmente avrebbe parecchio da obiettare; il tifoso reggino dell’epoca aveva invece già formulato la sua diagnosi: se non riusciva a rimetterlo in campo Cecè, allora era davvero grave.

Ed è così che nasce una leggenda popolare. Non attraverso un comunicato della società, ma mediante cento racconti ripetuti sugli spalti, nei bar e in famiglia fino a diventare memoria collettiva.

Quella volta che avrebbe “salvato” persino l’arbitro

Tra i ricordi popolari legati a Catalano ce n’è uno talmente cinematografico che merita di essere raccontato, con una necessaria avvertenza: non abbiamo trovato una cronaca contemporanea che permetta di verificarne ogni particolare. È una testimonianza pubblicata molti anni dopo da un tifoso e appartiene dunque più alla memoria orale del vecchio Comunale che alla cronaca certificata. Ma proprio per questo racconta perfettamente la dimensione leggendaria raggiunta dal personaggio.

Durante una burrascosa partita con il Bologna, dopo alcune decisioni arbitrali contestate, il terreno di gioco sarebbe stato invaso da numerosi spettatori. Secondo il racconto, l’arbitro avrebbe cominciato a correre cercando una via di fuga, inseguito da alcuni tifosi. A quel punto qualcuno sarebbe partito ancora più velocemente degli inseguitori, avrebbe raggiunto il direttore di gara, lo avrebbe afferrato per un braccio e indirizzato verso una porticina della recinzione che conduceva alla salvezza.

Quel qualcuno era, naturalmente, Cecè Catalano.

Se l’episodio sia avvenuto esattamente così non possiamo garantirlo. Ma c’è qualcosa di meravigliosamente reggino nel fatto che, decenni dopo, qualcuno ricordasse il vecchio massaggiatore non soltanto come quello capace di rimettere in piedi i calciatori, ma addirittura come l’uomo che una domenica avrebbe rimesso in salvo l’arbitro.

Da Granillo agli anni Ottanta: quasi quarant’anni con la stessa maglia

Mimmo Tavella, storico magazziniere della Reggina, ricordando il proprio ingresso nella società nel 1983 cita ancora Catalano tra i personaggi di quel mondo e lo definisce “simpaticissimo”, ricordandone gli ingressi in campo insieme al dottore Smorto. È un’altra piccola testimonianza che aiuta a ricostruire non soltanto quanto a lungo Cecè rimase nell’ambiente amaranto, ma soprattutto il ricordo umano che lasciò a chi lavorò accanto a lui.

Dal 1945 ai primi anni Ottanta significa aver visto cambiare praticamente tutto. Le divise, gli stadi, i palloni, gli allenamenti, la medicina sportiva, le categorie e perfino il modo di essere calciatori. Cecè apparteneva invece a quella categoria rarissima di uomini che sembrano esserci sempre stati. Non era necessario cercarlo nella formazione stampata sul giornale: bastava guardare vicino alla panchina.

Un immortale senza numero sulla schiena

La storia del calcio tende inevitabilmente a ricordare soprattutto chi segnava i gol. È giusto che sia così, ma non è tutta la storia. Una società vive anche grazie a uomini dei quali raramente vengono conservate statistiche e presenze. Magazzinieri, medici, custodi, accompagnatori, massaggiatori. Persone che trascorrono più tempo con i calciatori di quanto ne trascorrano presidenti e dirigenti e che finiscono per diventare custodi invisibili dello spogliatoio.

Vincenzo “Cecè” Catalano appartiene a questa storia.

Fu il massaggiatore della Reggina per quasi quarant’anni, attraversò la prima grande epopea amaranto, entrò nelle fotografie delle squadre che fecero la storia e diventò famoso per una spugna alla quale Reggio attribuì poteri che probabilmente neppure lui avrebbe osato rivendicare. Massaggiava i giocatori cantando, correva in campo quando qualcuno cadeva e lasciò dietro di sé una quantità di ricordi sufficiente perché, a distanza di decenni, il suo nome continui a comparire accanto a quelli dei protagonisti più celebrati della Reggina.

Non aveva il numero dieci. Non portava la fascia di capitano. Non segnò al Comunale e non fece esultare la curva con un gol.

Aveva una borsa, due mani e una spugna. E a Reggio bastarono per diventare immortale.

Questa è solo una delle tante storie che compongono il lungo racconto amaranto. Nel libro LA REGGINA rivivono uomini, partite, emozioni e pagine che hanno attraversato la storia della squadra e della sua gente.

Il libro LA REGGINA è disponibile su Amazon Libri:
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