La nostra Storia

11 gennaio 1914: nasce una squadra, comincia la storia della Reggina

LE STORIE AMARANTO CONTINUANO NEL LIBRO “LA REGGINA”

Una storia amaranto raccontata anche nel libro LA REGGINA, disponibile su Amazon Libri:
https://amzn.eu/d/00xWETtM

In una Reggio Calabria che cercava ancora di rialzarsi dopo il terremoto del 1908, un gruppo di uomini diede vita all’Unione Sportiva Reggio Calabria. Nessuno poteva immaginare che quel giorno cominciasse una storia destinata ad attraversare più di un secolo.

L’11 gennaio 1914 nessuno poteva sapere cosa fosse appena cominciato. Non c’erano il Granillo, la Curva Sud, le domeniche della Serie A, le grandi notti contro Juventus, Milan e Inter. Non esistevano ancora le generazioni di reggini che avrebbero imparato a misurare gli anni attraverso una promozione, una retrocessione, una salvezza o un gol arrivato quando ormai sembrava troppo tardi. C’erano una città, alcuni uomini e un pallone. Fu un gruppo di impiegati pubblici a fondare l’Unione Sportiva Reggio Calabria, primo nucleo di quella lunga vicenda calcistica che avrebbe portato alla Reggina. L’11 gennaio 1914 sarebbe rimasto così il punto d’origine di una storia capace di attraversare denominazioni, società ed epoche profondamente diverse.

Una città che stava rinascendo

Per comprendere davvero quella nascita bisogna dimenticare per qualche istante il calcio di oggi e tornare nella Reggio Calabria dei primi anni del Novecento. La città portava ancora addosso le conseguenze del devastante terremoto del 28 dicembre 1908. Si ricostruivano edifici e strade, ma soprattutto si cercava di ricostruire una normalità. Anche il calcio italiano apparteneva a un altro mondo: niente televisioni, sponsor, procuratori, calciomercato permanente o stadi trasformati in grandi macchine commerciali. Il pallone era ancora un gioco relativamente giovane che lentamente conquistava le città italiane.

È dentro questa Reggio che nasce l’Unione Sportiva Reggio Calabria. Non nasce grande, non nasce ricca e certamente non nasce conoscendo il proprio destino. Nasce perché qualcuno decide che anche Reggio deve avere una squadra. Vista da oltre un secolo di distanza, è forse proprio questa semplicità a rendere affascinante l’origine della storia amaranto: cominciare quasi dal nulla e continuare, nonostante tutto, per generazioni.

Quando il calcio a Reggio era ancora un sogno

I primi anni furono inevitabilmente difficili. Mancavano strutture adeguate, le disponibilità economiche erano limitate e l’organizzazione stessa del calcio nazionale era ancora in evoluzione. I primi decenni trascorsero soprattutto nei campionati interregionali, tra problemi finanziari e difficoltà legate agli impianti. Il calcio reggino cercava contemporaneamente un campo, una dimensione e una propria identità.

L’impianto sorto nell’area dove oggi si trova il Granillo sarebbe arrivato soltanto nel 1932 e avrebbe attraversato negli anni profonde trasformazioni prima di diventare la casa che generazioni di tifosi avrebbero identificato con la Reggina. All’inizio, invece, tutto era infinitamente più piccolo. Eppure il seme era già stato piantato. Si giocava senza poter immaginare che un giorno, nello stesso angolo di Reggio, migliaia di persone avrebbero atteso l’ingresso in campo di undici maglie amaranto come uno degli appuntamenti più importanti della settimana.

Quello che ancora non potevano sapere

È forse questo il pensiero più suggestivo guardando indietro: noi sappiamo cosa sarebbe successo, quegli uomini no. Non potevano conoscere Oreste Granillo e la prima Serie B. Non potevano sapere di Tommaso Maestrelli, Alberto Gatto o Bercarich. Non potevano immaginare il 13 giugno 1999, quando Reggio avrebbe finalmente conquistato la Serie A. Non potevano vedere il Granillo pieno davanti alle grandi del calcio italiano né conoscere i nomi di Cozza, Taibi, Nakamura, Mesto, Amoruso, Bonazzoli e dei tanti calciatori che, in epoche differenti, sarebbero entrati nella memoria collettiva.

E naturalmente non potevano prevedere neppure il dolore. Le retrocessioni, le crisi societarie, i fallimenti, le ripartenze e tutte quelle volte in cui la storia della squadra della città sarebbe sembrata arrivata sull’orlo della conclusione. Nel calcio, però, la storia non procede mai in linea retta. Si costruisce proprio attraverso ciò che resta dopo le vittorie e dopo le sconfitte.

Un nome destinato a cambiare, un’identità destinata a restare

Nel corso del tempo sarebbero cambiati nomi, strutture societarie, presidenti e categorie. Quello che inizialmente era un sodalizio sportivo sarebbe diventato progressivamente qualcosa di diverso: un elemento dell’identità di Reggio Calabria. Perché una squadra diventa veramente patrimonio di una città quando smette di appartenere soltanto a chi la dirige e comincia ad appartenere alla memoria di chi la segue.

È allora che una partita diventa un ricordo di famiglia, una maglia smette di essere soltanto una maglia e uno stadio diventa il luogo nel quale un padre porta suo figlio e, molti anni dopo, quel figlio accompagna il proprio. Il calcio cambia continuamente; questa trasmissione silenziosa dell’appartenenza, invece, attraversa il tempo.

Da quel lontano 1914 sarebbero nate le domeniche del vecchio Comunale, la prima promozione in Serie B del 1965, le stagioni delle grandi speranze, la lunga rincorsa verso il massimo campionato e finalmente la Serie A del 1999. Sarebbero arrivati gli anni nei quali il Granillo avrebbe conosciuto alcune delle pagine più belle della propria storia, le salvezze conquistate contro pronostici apparentemente impossibili e le vittorie contro società costruite con mezzi enormemente superiori.

La memoria non retrocede

Ma sarebbero arrivati anche i giorni amari. Le categorie perdute, le difficoltà finanziarie, le società scomparse, i nomi cambiati e le ripartenze. Più volte Reggio si sarebbe trovata davanti alla stessa domanda: è davvero finita? E più volte il calcio amaranto avrebbe ricominciato.

È questa continuità emotiva, più ancora di quella societaria, a unire il presente a quel giorno del 1914. Una società può cambiare forma. Un presidente può andarsene. Un calciatore può diventare un ricordo. Una categoria può essere perduta. Persino uno stadio può essere demolito e ricostruito. La memoria, invece, non retrocede. Rimane nelle fotografie, nei racconti, nei biglietti conservati dentro un cassetto, nelle vecchie radioline, nelle domeniche raccontate da una generazione all’altra, nei nomi pronunciati ancora oggi come se quelle partite fossero terminate soltanto ieri.

L’inizio della leggenda

Per questo la storia della Reggina deve cominciare esattamente da lì. Non dalla Serie A, non dalla prima promozione importante e nemmeno dalla prima grande vittoria. Deve cominciare da un giorno d’inverno del 1914, quando alcuni uomini misero insieme una squadra senza poter immaginare di stare consegnando qualcosa ai figli, ai nipoti e ai nipoti dei loro nipoti.

Quel giorno non nacquero ancora le grandi imprese, gli idoli, il Granillo o le notti che avrebbero fatto tremare Reggio. Nacque qualcosa di molto più piccolo e, proprio per questo, di immensamente più importante: il principio di tutto.

L’11 gennaio 1914 la leggenda non esisteva ancora.

Ma aveva appena cominciato a camminare.

Questa è solo una delle tante storie che compongono il lungo racconto amaranto. Nel libro LA REGGINA rivivono uomini, partite, emozioni e pagine che hanno attraversato la storia della squadra e della sua gente.

Il libro LA REGGINA è disponibile su Amazon Libri:
https://amzn.eu/d/00xWETtM

Questa è solo una delle tante storie che compongono il lungo racconto amaranto. Nel libro LA REGGINA rivivono uomini, partite, emozioni e pagine che hanno attraversato la storia della squadra e della sua gente. Il libro LA REGGINA è disponibile su Amazon Libri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.