News

Messina, venti punti di penalizzazione! E la vicenda finisce per colpire anche la Reggina

Una sentenza pesantissima, due giornate di squalifica per Reis e una riflessione sulla giustizia sportiva. Ma soprattutto la solidarietà a una tifoseria che non merita di pagare gli errori dei propri dirigenti.

Venti punti di penalizzazione. Una cifra enorme, capace di stravolgere una classifica e cambiare il destino di un campionato. È la sanzione inflitta dal Tribunale Federale Nazionale all’ACR Messina per la vicenda delle irregolarità nei tesseramenti. Una decisione che arriva dopo mesi di polemiche, esposti e attese, e che finisce per coinvolgere direttamente anche la Reggina.

Alla penalizzazione si aggiunge un’ammenda di 1.800 euro. La Procura Federale aveva chiesto una sanzione ancora più pesante: 34 punti. Il Messina ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso.

Una vicenda che parte da lontano

Al centro del procedimento ci sono le operazioni di tesseramento effettuate durante la precedente gestione societaria, quando, secondo le contestazioni federali, sarebbero state compiute attività non consentite a causa di provvedimenti disciplinari già in essere.

La Reggina aveva sollevato interrogativi sulla regolarità della vicenda, chiedendo che venisse fatta chiarezza. La decisione del Tribunale Federale dà oggi una risposta sul piano disciplinare, senza tuttavia riscrivere automaticamente i risultati della passata stagione.

Resta il peso di una vicenda che avrebbe meritato tempi di accertamento più rapidi, soprattutto per evitare che le conseguenze arrivassero quando il calcio aveva già voltato pagina.

Il paradosso Reis: una squalifica che arriva fino a Reggio

C’è un risvolto che riguarda direttamente la squadra amaranto. Matheus Reis è stato squalificato per due giornate nell’ambito dello stesso procedimento disciplinare.

L’attaccante dovrà saltare la gara interna contro il Ragusa e la successiva trasferta di Enna. Una perdita non trascurabile per Marchionni, proprio mentre la Reggina cerca continuità e risultati.

È un paradosso soltanto apparente: una vicenda nata altrove, sulla quale anche la Reggina aveva chiesto chiarezza, produce oggi una conseguenza sportiva proprio sulla squadra amaranto. Le responsabilità disciplinari seguono i tesserati anche quando cambiano maglia, ma resta la sensazione di una giustizia che, arrivando tardi, finisce per incidere su un campionato diverso da quello in cui sono maturati i fatti.

La responsabilità dei dirigenti non può diventare la colpa di un popolo

E qui occorre fermarsi su un aspetto che va ben oltre i punti, le classifiche e le squalifiche.

Il popolo messinese non ha alcuna colpa.

Non hanno colpa i tifosi che hanno acquistato un biglietto, quelli che hanno seguito la squadra in trasferta, quelli che hanno continuato a portare i propri figli allo stadio. Non hanno colpa le persone che hanno creduto, sperato e sofferto per una maglia che rappresenta la loro città.

Le decisioni dei dirigenti, quando si rivelano sbagliate o contrarie alle regole, appartengono alla responsabilità di chi le ha assunte. E quando quelle decisioni sono frutto di superficialità, incompetenza o di una gestione incapace di comprendere la gravità delle proprie azioni, il giudizio deve essere severo. Perché amministrare una società di calcio non significa soltanto firmare documenti e gestire bilanci. Significa avere tra le mani un patrimonio di sentimenti che non appartiene ai dirigenti, ma alla gente.

Ed è proprio questo che rende ancora più amara la vicenda messinese. Chi ha sbagliato potrà rispondere nelle sedi previste. Ma chi continuerà a soffrire ogni domenica sarà soprattutto una tifoseria che non ha partecipato a quelle scelte e che oggi ne sopporta le conseguenze.

Da Reggio Calabria deve arrivare una parola limpida, senza ambiguità: solidarietà al popolo messinese. Piena, sincera, senza riserve.

La rivalità dello Stretto non c’entra nulla. Anzi, proprio perché Reggio e Messina conoscono il significato profondo dell’appartenenza calcistica, possono comprendere quanto faccia male vedere il destino della propria squadra compromesso dagli errori di chi avrebbe dovuto proteggerla.

Non c’è alcuna soddisfazione nel vedere una tifoseria umiliata da una penalizzazione tanto pesante. Il calcio ha bisogno di avversari, non di nemici. E ha bisogno di società capaci di rispettare la passione della propria gente.

La giustizia sportiva e il tempo che non torna

La sentenza solleva anche una questione più generale: quella della tempestività della giustizia sportiva.

Le regole devono valere per tutti, senza eccezioni e senza indulgenze. Ma una decisione che arriva molti mesi dopo i fatti rischia di produrre effetti su protagonisti, squadre e campionati differenti.

È ciò che accade oggi con Reis. Ed è ciò che rende ancora più difficile accettare, per una tifoseria, una penalizzazione che ricade sul presente per responsabilità maturate nel passato.

Il Messina ha annunciato ricorso e sarà la giustizia federale a stabilire se la sanzione verrà confermata o modificata. Fino ad allora, il provvedimento resta quello pronunciato dal Tribunale.

Due città, una lezione che dovrebbe riguardare tutti

La Reggina deve pensare al Ragusa, all’assenza di Reis e a un campionato che non concede distrazioni. Il Messina dovrà affrontare una battaglia sportiva e giudiziaria durissima.

Ma questa storia lascia qualcosa che va oltre il campo.

Un dirigente passa. Una proprietà cambia. Un presidente arriva e un altro se ne va. La gente resta. Resta con i propri colori, con i ricordi, con le domeniche trascorse allo stadio, con quella fedeltà che nessun contratto può comprare.

Ed è per questo che gli errori di chi governa una società di calcio sono ancora più gravi: perché finiscono per colpire persone che non hanno avuto alcuna possibilità di impedirli.

A Messina, oggi, ci sono tifosi che pagano un prezzo che non meritano. E a loro, prima ancora di qualsiasi considerazione sulla sentenza, va il nostro rispetto.

Perché tra Reggio e Messina può esserci tutta la rivalità del mondo. Ma davanti al dolore di una tifoseria innocente, lo Stretto non divide. Unisce.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.