I Signori Amaranto: Ferdinando Ielasi, la forza gentile dell’amaranto
Ci sono persone che per farsi ricordare hanno bisogno di occupare una stanza. Altre riescono a lasciare qualcosa semplicemente attraversandola nel modo giusto. Ferdinando Ielasi appartiene alla seconda specie. Nel calcio, dove spesso la voce più alta sembra avere ragione soltanto perché arriva prima delle altre, ha costruito il proprio percorso con strumenti apparentemente meno rumorosi: educazione, misura, eleganza, assertività, empatia, sensibilità, rispetto. Parole che possono sembrare antiche, persino fragili, finché non si incontra qualcuno capace di dimostrare quanto possano essere forti.
Per raccontare Ielasi, allora, forse non bisogna partire dalla Reggina. Bisogna partire dalle persone. Da quelle incontrate lungo il percorso, dai colleghi, dai calciatori, dagli allenatori, dai dirigenti, dagli addetti ai lavori, da chi gli ha chiesto una notizia e da chi, magari, aveva semplicemente bisogno di essere ascoltato. Perché una carriera non è fatta soltanto degli incarichi ricevuti. È fatta anche del modo in cui si lascia una persona dopo averla incontrata. E questa è probabilmente la parte di Ferdinando che nessun curriculum riesce a contenere.
Il giornalismo arriva dentro questa maniera di essere. Nel 2010 nasce Reggionelpallone.it, del quale diventa direttore. Attorno a quella esperienza cresce anche il Premio Reggionelpallone, che negli anni mette insieme sportivi, giornalisti, protagonisti della Reggina e uomini della città. Non soltanto notizie, dunque, ma relazioni. Di livello. Non soltanto calcio, ma memoria. Di spessore.
Poi c’è la Gazzetta del Sud, il giornalismo quotidiano, le interviste, il mercato, le storie amaranto. Anni nei quali la Reggina viene osservata da fuori, con quella distanza che il mestiere impone e con una vicinanza che la biografia inevitabilmente conserva. Perché prima ancora del giornalista c’era stato il ragazzo che quella squadra l’aveva seguita. E forse proprio per questo imparare a raccontarla significava anche imparare ogni giorno a distinguere ciò che si sente da ciò che si deve scrivere. È uno degli esercizi più difficili del giornalismo quando l’oggetto del proprio lavoro appartiene anche alla propria vita.
Nel 2021 quella distanza improvvisamente scompare. La Reggina lo chiama a guidare il proprio ufficio stampa. È un cambiamento enorme: Ferdinando passa dall’altra parte della porta. Chi fino al giorno prima cercava risposte deve cominciare a darle; chi chiedeva una disponibilità deve organizzarla; chi osservava una società deve imparare a rappresentarla. Ma soprattutto cambia la natura dei rapporti. Un ufficio stampa, visto da fuori, può sembrare fatto di comunicati, accrediti, conferenze e telefoni. In realtà è fatto soprattutto di esseri umani: giornalisti che insistono, allenatori che devono parlare, calciatori che magari non vorrebbero farlo, dirigenti, televisioni, fotografi, collaboratori, problemi dell’ultimo minuto, sensibilità differenti. Significa trovarsi ogni giorno nel punto esatto nel quale esigenze spesso opposte devono riuscire a convivere.
Ed è lì che lo stile diventa sostanza. Ielasi ha costruito negli anni una rete di rapporti professionali che attraversa il giornalismo e il mondo sportivo reggino. E probabilmente il riconoscimento più importante non è soltanto quello che si può appendere a una parete, ma la stima che rimane nelle persone quando un incarico finisce.
Poi, certo, arriva anche il premio. Per la stagione 2021-22 gli Italian Sport Awards lo indicano come miglior addetto stampa della Serie B. È il riconoscimento pubblico di un lavoro che, per sua natura, vive quasi sempre dietro le quinte. Ed è curioso: uno dei momenti più visibili della sua carriera premia proprio un mestiere che consiste nel mettere gli altri davanti e rimanere un passo indietro.
Nel 2023 gli viene affidata l’intera comunicazione esterna della Reggina. E proprio quando aumenta la responsabilità professionale arriva il momento nel quale nessun manuale di comunicazione può essere sufficiente. La Reggina precipita nella sua estate più dolorosa: ricorsi, attese, tribunali, speranze accese e spente. In quelle settimane Ielasi non si trova soltanto a gestire informazioni. Si trova dentro una ferita che appartiene alla città nella quale è nato e alla squadra che aveva seguito prima ancora che diventasse il suo lavoro.
Quando tutto finisce, le parole cambiano. Ricorda i cinquemila del Granillo dopo la sentenza del TAR. Ricorda i reggini arrivati a Roma. Ricorda dolore e lacrime. E scrive di quella maglia rimasta «stretta sempre intorno all’anima». Forse Ferdinando Ielasi è tutto lì. Non nel ruolo scritto sotto il nome, non nella qualifica e nemmeno nel premio. In quella frase. Perché dopo tanti anni trascorsi a scegliere le parole degli altri, in quel momento ne sceglie alcune per sé. E improvvisamente non esistono più il responsabile della comunicazione e il giornalista. Rimane un uomo di Reggio davanti alla perdita di qualcosa che gli appartiene sentimentalmente.
Poi bisogna ricominciare. Ielasi torna al giornalismo, alla professione dalla quale era partito. E anche questo passaggio racconta qualcosa. Nel nostro mestiere, e forse nella vita, i ruoli passano molto più velocemente dei rapporti. Le targhette sulle porte vengono sostituite, le società cambiano, le redazioni cambiano, gli incarichi cominciano e finiscono. Il ragazzo, diventato uomo, con la Reggina nell’anima e nel cuore, rimane sempre lo stesso, stimato e apprezzato da tutti.
Nell’estate del 2026 il suo percorso professionale incontra nuovamente quello della Reggina. Con il nuovo assetto societario Ielasi viene richiamato nell’area comunicazione e torna a occuparsi dell’ufficio stampa e dei rapporti con gli organi d’informazione. Il 20 luglio, durante la presentazione al Granillo, Claudio Lotito ne sottolinea pubblicamente la stima professionale. È un nuovo incarico dentro una storia già lunga, da raccontare per ciò che è: un altro capitolo professionale del suo rapporto con il club.
Ma c’è qualcosa che nessuna nomina può assegnare: la credibilità. Quella non arriva con un comunicato e non viene consegnata insieme alle chiavi di un ufficio. Si costruisce lentamente. Una telefonata alla volta. Una risposta data anche quando sarebbe più semplice non darla. Una parola mantenuta. Un momento nel quale si riesce a dire no senza umiliare chi sta dall’altra parte. Una disponibilità che non diventa confidenza interessata. Una distanza professionale che non diventa freddezza. Forse è questa la vera eleganza: non quella dei modi impeccabili quando tutti guardano, ma quella che rimane anche quando non guarda nessuno. E forse anche tra due parole che nel calcio sembrano spesso inconciliabili: autorevolezza e gentilezza.
Ci sono uomini che lasciano dietro di sé titoli. Altri lasciano rapporti. Ferdinando ha costruito entrambi, ma probabilmente sono i secondi a raccontarlo meglio. Perché un articolo può essere dimenticato, un incarico prima o poi termina, persino un premio con gli anni può diventare una fotografia dentro una cornice. Il rispetto conquistato nelle persone è molto più difficile da archiviare.
Ed è forse questa la parte più amaranto della sua storia: non essere semplicemente tornato alla Reggina, ma essere riuscito, attraversandola tante volte e da posizioni differenti, a non perdere mai l’uomo che c’era prima del ruolo. Quello che saluta, quello che ascolta, quello che conosce il peso delle parole. E che, proprio per questo, non ha mai avuto bisogno di alzare la voce per farsi sentire.
Ecco perchè Ferdinando rappresenta tutti noi, e vederlo emergere, vederlo accanto al cuore amaranto di ognuno, è una soddisfazione tutta reggina che è difficile da raccontare. Nessuno capirebbe appieno, se non dopo averlo conosciuto.


