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Luca Gallo vuole tornare nel calcio. E a Reggio certe storie non si possono raccontare a metà

L’ex presidente amaranto sarebbe interessato alla Sambenedettese. Dalla promozione in B e gli investimenti alla caduta del 2022: passione, denaro, giustizia e contraddizioni di un presidente che a Reggio ha lasciato ricordi impossibili da separare

Ci sono uomini che passano da una squadra di calcio e, dopo qualche anno, diventano semplicemente un nome dentro un vecchio organigramma. Luca Gallo, a Reggio Calabria, non potrà mai esserlo. Perché la sua presidenza è stata troppo intensa, troppo ricca, troppo contraddittoria e infine troppo traumatica per essere archiviata con una definizione semplice. Oggi il suo nome torna nel calcio: secondo Il Resto del Carlino, l’ex patron amaranto sarebbe concretamente interessato alla Sambenedettese, club che aveva già provato ad acquistare nel 2018, prima di scegliere la Reggina. Un primo approccio sarebbe avvenuto anche questa estate per una partecipazione di minoranza; adesso l’ipotesi sarebbe quella dell’acquisizione dell’intero pacchetto azionario, eventualmente attraverso un fondo. Per ora, però, siamo ancora nel territorio delle indiscrezioni.

A San Benedetto del Tronto guarderanno inevitabilmente al curriculum calcistico. E, fermandosi al campo, troveranno molto. Gallo arriva a Reggio nel dicembre 2018 e in pochi mesi cambia dimensione a una società in difficoltà. Investe, costruisce, porta calciatori importanti, restituisce ambizione a una piazza che ne aveva disperatamente bisogno. Arriva la squadra di Mimmo Toscano, arriva una Serie C dominata fino all’interruzione provocata dalla pandemia e arriva infine la promozione in Serie B. Successivamente vestiranno l’amaranto calciatori come Germán Denis e Jérémy Ménez. Il Sant’Agata torna centrale nel progetto, cresce la struttura societaria e per qualche stagione Reggio torna ad avere la sensazione di poter guardare verso l’alto. Una ricostruzione giornalistica successiva ha quantificato in oltre 20 milioni di euro gli apporti di Gallo alla Reggina; lo stesso presidente, nel marzo 2022, parlava di 22 milioni investiti.

Negarlo oggi sarebbe riscrivere la storia soltanto perché sappiamo come è finita. Gallo la Reggina l’ha voluta. E l’ha voluta tremendamente. La comprò, ci mise denaro, entusiasmo e una quantità di presenza personale che raramente lasciava spazio alla freddezza del semplice investitore. A volte persino troppo. Sembrava essersi innamorato della città con quella maniera impetuosa che apparteneva al personaggio. Parlava di Reggio, della gente, del Granillo. Nel giugno 2020 gli fu conferita anche la cittadinanza onoraria. Il presidente romano sembrava voler diventare reggino quasi più velocemente di quanto Reggio riuscisse a conoscerlo.

Ed è proprio qui che il racconto diventa difficile. Perché la passione non assolve nulla. Ma sarebbe intellettualmente disonesto sostenere che tutto ciò che venne prima fosse necessariamente una recita soltanto perché dopo arrivò il disastro. Un uomo può essere sinceramente innamorato di qualcosa e contemporaneamente compiere scelte gravissime nella propria attività professionale. Può essere generoso in un luogo e avere problemi enormi altrove. Può costruire un sogno con una mano mentre con l’altra sta compromettendo le fondamenta economiche che gli consentono di sostenerlo.

Nel maggio 2022 quella contraddizione esplode. La Guardia di Finanza esegue nei confronti di Gallo un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma. Le ipotesi di reato sono autoriciclaggio e omesso versamento dell’Iva. Gli investigatori sostengono che alcune società riconducibili all’imprenditore avrebbero sistematicamente omesso versamenti tributari e contributivi e contestano il reimpiego di somme provenienti dall’omesso versamento dell’Iva per acquisire il controllo e finanziare la Reggina. Viene disposto anche un sequestro preventivo superiore agli 11 milioni di euro e delle quote di 17 società. È essenziale ricordare che si trattava di contestazioni formulate nell’ambito dell’indagine e di provvedimenti cautelari, non di una sentenza definitiva di colpevolezza.

Due mesi dopo arriva un secondo terremoto giudiziario. Questa volta procede la Procura di Catania nell’ambito del fallimento di due società del gruppo. A Gallo vengono contestate la bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale; il Gip dispone nuovamente i domiciliari, un sequestro di circa 1,59 milioni e il divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale. Secondo l’accusa, tra le condotte contestate figuravano la sottrazione o distruzione di scritture contabili e la distrazione di un complesso aziendale; gli inquirenti indicavano inoltre un’esposizione debitoria complessiva delle società superiore ai 70 milioni. Anche qui la precisione è obbligatoria: stiamo riportando le contestazioni della Procura, non trasformandole retroattivamente in una condanna.

Un’altra indagine del 2022 riguardò quattro società operanti nella somministrazione di personale: la Guardia di Finanza segnalò, per il periodo esaminato, omessi versamenti dell’Iva quantificati in circa 27 milioni, contributi INPS per oltre 61 milioni e ritenute fiscali sui salari per oltre 19 milioni. Erano contestazioni relative al sistema imprenditoriale riconducibile a Gallo, non debiti della Reggina, distinzione fondamentale per comprendere correttamente quella vicenda. Sul piano sportivo esistono poi fatti accertati: nel novembre 2022 il Tribunale Federale Nazionale ravvisò la responsabilità dell’ex presidente per il mancato pagamento di somme dovute a componenti dello staff della Reggina. La decisione federale relativa a Matteo Patti parla espressamente di violazione «pacifica e dimostrata in atti». È una pagina diversa dalle inchieste penali, ma appartiene comunque al bilancio della sua presidenza.

Eppure anche qui la storia rifiuta la comodità del bianco e nero. Nel 2025 Gallo viene prosciolto nella vicenda giudiziaria riguardante la sponsorizzazione Dalia e i relativi crediti d’imposta: viene pronunciato il non luogo a procedere nei suoi confronti. Secondo le ricostruzioni dell’epoca, quando sorsero dubbi sui crediti fiscali legati alla sponsorizzazione, Gallo versò personalmente oltre 700 mila euro per adempiere agli obblighi tributari della Reggina. È un elemento che va raccontato con la stessa nettezza con cui si raccontano gli arresti e le contestazioni. Essere severi non significa scegliere soltanto i fatti che confermano una tesi.

Ed è qui che il possibile approdo alla Sambenedettese diventa interessante anche per Reggio. Perché San Benedetto potrebbe trovarsi davanti allo stesso interrogativo che oggi, guardando indietro, accompagna ancora il ricordo di Gallo sullo Stretto: chi è davvero Luca Gallo nel calcio? L’uomo che investì milioni nella Reggina? Sì. Il presidente della promozione in Serie B? Sì. L’uomo che portò Denis e Ménez al Granillo e restituì entusiasmo a una città? Anche. Ma è anche l’imprenditore travolto nel 2022 da vicende giudiziarie gravissime che resero di fatto impossibile la prosecuzione della sua esperienza alla guida del club. Ed è anche un uomo per il quale alcune vicende giudiziarie hanno avuto sviluppi successivi che impediscono qualsiasi comoda sentenza giornalistica sommaria. Tutte queste cose appartengono alla stessa persona.

Forse è proprio questo che rende Gallo una figura ancora oggi divisiva a Reggio. Sarebbe facile trasformarlo nel benefattore tradito dagli eventi. Sarebbe altrettanto facile ridurlo all’uomo che ha ingannato una città. Entrambe le rappresentazioni sono troppo semplici. La Reggina di Gallo non fu un’invenzione. La promozione esiste. Gli investimenti esistono. Il denaro messo nel club esiste. L’entusiasmo restituito alla città esiste. Il rapporto sentimentale che costruì con una parte della tifoseria esiste. Ma esistono anche il 2022, gli arresti, i sequestri, le contestazioni fiscali e societarie, la brusca impossibilità di continuare a sostenere il progetto. Ed esiste una lezione che nel calcio troppo spesso viene dimenticata: non basta sapere quanti soldi un presidente vuole mettere in una società. Bisogna sapere da dove nasce la solidità che permette di metterli oggi, domani e dopodomani.

È probabilmente questa la domanda che San Benedetto, se l’indiscrezione diventerà una vera trattativa, dovrà porsi. Non se Luca Gallo sappia innamorarsi di una squadra: Reggio ha già visto che può succedere. Non se sia disposto a spendere: anche questo lo abbiamo già visto. La questione è un’altra: quanto può essere solido, trasparente e sostenibile il progetto che eventualmente presenterà oggi? Quali garanzie economiche accompagneranno un’offerta? Quale sarà la struttura societaria? Quale fondo dovrebbe partecipare all’operazione? Con quali risorse? Con quali controlli? Sono domande, non accuse. E dopo ciò che è accaduto diventano domande inevitabili. Il Resto del Carlino riferisce infatti che l’eventuale interessato dovrà rivolgersi al legale incaricato dalla proprietà e presentare le garanzie richieste.

A Reggio, invece, la notizia provoca inevitabilmente un sentimento più complicato. Perché Luca Gallo rappresenta uno degli ultimi presidenti capaci di far sognare davvero il Granillo e, contemporaneamente, uno dei ricordi più dolorosi della fragilità che può nascondersi dietro un sogno calcistico. Forse fu autentico il suo amore per la Reggina. Molti gesti della sua presidenza permettono almeno di comprendere perché tanti tifosi lo abbiano percepito così. Ma l’autenticità di un sentimento non può sostituire la responsabilità di chi guida una società, così come le vicende giudiziarie non autorizzano a cancellare ciò che sul campo e dentro il club venne realmente costruito.

È questa la parte più scomoda della storia. Gallo non entra facilmente nella casella dei buoni o in quella dei cattivi. È stato un presidente capace di far tornare Reggio a sognare e un imprenditore la cui crisi giudiziaria ha spezzato brutalmente quella stagione. Ha lasciato una promozione e una ferita. Ha lasciato entusiasmo e domande. E adesso che il suo nome compare nuovamente accanto a una società di calcio, San Benedetto ha il diritto di conoscere entrambe le storie: quella dell’uomo che seppe innamorarsi di una squadra e quella, molto meno romantica, che ricorda come nel calcio l’amore di un presidente può essere bellissimo, ma non sarà mai una garanzia finanziaria.

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