Ritratti Amaranto | Federico Baggi, chilometri e carattere sulla fascia
La fascia destra della Reggina ha già un padrone. Federico Baggi corre avanti e indietro con una naturalezza che rischia quasi di far passare inosservato il lavoro che svolge. Lo trovi alto quando bisogna accompagnare l’azione, pochi secondi dopo è di nuovo dietro la linea del pallone. Non ha bisogno di occupare la scena: occupa lo spazio. E nel calcio di Marco Marchionni questa differenza conta parecchio.
Nato a Milano il 10 settembre 2003, Baggi è arrivato a Reggio nell’estate del 2026 a titolo definitivo con un curriculum decisamente più pesante dei suoi 23 anni. Fanfulla in Serie D, quindi Sangiuliano City e soprattutto Pineto tra i professionisti. Con gli abruzzesi ha raccolto 87 presenze e tre reti nell’ultimo triennio, costruendosi un’esperienza che oggi si vede nel modo in cui interpreta le partite. La Reggina lo ha presentato come un “jolly di fascia destra”, ma nelle prime settimane Marchionni gli ha già assegnato un’identità molto precisa.
Una fascia da percorrere tutta
Baggi non interpreta il ruolo limitandosi alla fase difensiva. Parte, accompagna, offre una soluzione esterna, arriva nella metà campo avversaria e deve avere immediatamente la lucidità per tornare. È uno dei ruoli più dispendiosi nel sistema amaranto e probabilmente uno di quelli nei quali l’equilibrio tra iniziativa e disciplina tattica diventa determinante.
Le prime cinque giornate raccontano quanto rapidamente sia entrato nelle gerarchie: cinque presenze, quattro da titolare e 374 minuti giocati. La Reggina nello stesso periodo ha vinto tutte le partite senza subire una rete. Sarebbe sbagliato attribuire il dato a un singolo reparto, ma dentro quello zero alla voce gol incassati c’è anche il lavoro degli esterni e la loro capacità di ricomporre la squadra quando perde il possesso.
Marchionni, del resto, Baggi lo conosceva già dai tempi di Pineto. E quando ne ha parlato ha indicato caratteristiche che vanno oltre la corsa: qualità, energia nelle due fasi, disponibilità nei confronti dei compagni e considerazione conquistata all’interno dello spogliatoio. Non sorprende quindi che a Reggio gli abbia consegnato subito minuti e responsabilità.
Ventitré anni, ma tanta strada alle spalle
È questo forse l’aspetto più interessante del suo profilo. Baggi è giovane senza essere inesperto. Prima di arrivare alla Reggina aveva già accumulato quasi cento presenze in Serie C. Significa avere conosciuto trasferte, panchine, concorrenza, momenti positivi e settimane nelle quali bisogna conquistarsi nuovamente il posto. Esperienze che difficilmente compaiono nelle statistiche, ma che cambiano il modo di stare dentro una partita.
Scendere dalla Serie C alla D poteva sembrare un passo indietro. A Reggio assume un significato differente. Baggi ha scelto una società che prova a costruire il percorso inverso e nella quale può avere un ruolo importante, non quello del giovane da inserire gradualmente. La responsabilità è già adesso.
Il suo calcio, almeno per quanto visto finora, non vive di effetti speciali. Vive di continuità. Una sovrapposizione fatta al momento giusto, una diagonale, un recupero, altri quaranta metri percorsi quando le gambe cominciano a pesare. Sono gesti che raramente diventano una fotografia, ma che alla fine tengono insieme una squadra.
La stagione dirà fin dove potrà arrivare e quanto crescerà dentro questa Reggina. Le prime partite, però, hanno già eliminato un dubbio: Federico Baggi non è arrivato per occupare la fascia destra. È arrivato per percorrerla tutta.


