Editoriale

Antonini e quella Reggina che poteva essere sua: «Mi sono mangiato le mani»

Valerio Antonini non è mai stato uomo da parole misurate con il contagocce. Il presidente del Trapani parla, provoca, giudica e spesso divide. Stavolta, però, nelle dichiarazioni rilasciate ad AmaranTalk, c’è qualcosa che va oltre la rivalità nata sul campo. C’è un giudizio preciso sulla Reggina di oggi e soprattutto un retroscena che racconta ciò che avrebbe potuto essere e non è stato.

Partendo dalla recente sfida con gli amaranto, Antonini considera meritato il successo del suo Trapani, soprattutto per quanto prodotto nella parte finale della gara. Ma chiarisce anche una frase che aveva fatto discutere: non avrebbe mai voluto sostenere che la Reggina fosse inferiore di due categorie. Il riferimento era invece agli ultimi venti minuti, nei quali il Trapani, a suo giudizio, era riuscito a far apparire evidente la propria superiorità in quel preciso momento della partita.

Più interessante, dal punto di vista amaranto, è la sua analisi della squadra. Antonini vede una Reggina forte e candidata alla vittoria del campionato, ma non ancora completa. Promuove soprattutto il reparto difensivo, mentre individua nell’attacco il possibile punto debole: tante mezze punte e seconde punte, ma l’assenza, secondo lui, di quel centravanti capace di fare reparto quasi da solo e di garantire peso e gol. Una lacuna sulla quale immagina possa esserci un intervento nel mercato di gennaio.

Antonini spende parole importanti anche per la Vibonese, definendola in questo momento una squadra particolarmente compatta e capace di restare nella corsa fino alla fine. Il campionato, insomma, nella sua lettura è tutt’altro che scritto: la Reggina rimane tra le favorite, ma la strada verso la promozione non sarà una passeggiata.

Poi arriva il passaggio probabilmente più curioso dell’intervista. Antonini racconta che il suo direttore finanziario Geremia Guercia, che aveva conosciuto professionalmente sia Trapani sia Reggio Calabria, per circa un anno e mezzo gli avrebbe suggerito di investire proprio nella città dello Stretto, nel calcio e nel basket. Antonini non seguì quel consiglio.

E oggi ammette il rimpianto: «Non gli ho dato retta e mi sono mangiato le mani».

Non ci sarebbe però mai stata, precisa lo stesso presidente granata, una vera trattativa per acquistare la Reggina. Piuttosto un’occasione immaginata, suggerita, forse accarezzata e poi lasciata scorrere via. Ed è proprio questo a rendere particolare il racconto: Antonini, che in passato non aveva risparmiato frecciate agli amaranto, riconosce apertamente il fascino e le potenzialità della piazza reggina.

Parole significative anche nei confronti dell’attuale proprietà. Antonini definisce Reggio Calabria una città bellissima, sottolinea la passione della sua gente e arriva a esprimere grande fiducia nel progetto guidato da Claudio Lotito. La sua previsione è persino ambiziosa: con il sostegno dell’ambiente, ritiene possibile vedere la Reggina tornare nel giro di qualche anno fino alla Serie A.

Parole, naturalmente. E nel calcio le parole valgono sempre meno dei risultati. Ma quando arrivano dal presidente di una società rivale acquistano comunque un peso particolare.

Antonini vede nella Reggina una squadra ancora migliorabile, individua nell’attacco il reparto sul quale intervenire e considera la promozione tutt’altro che già assegnata. Allo stesso tempo, però, riconosce qualcosa che a Reggio conoscono da sempre: questa non è una piazza normale per la Serie D.

Forse è proprio lì il senso più profondo delle sue dichiarazioni. Per una volta, oltre la rivalità e le provocazioni, resta il riconoscimento del valore di una città, della sua gente e di una maglia che continua ad avere un peso ben superiore alla categoria nella quale oggi è costretta a giocare.

Fonte delle dichiarazioni: Rosario Cardile, Il Tifoso Reggino – AmaranTalk, 6 ottobre 2026.

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