I Signori Amaranto

I Signori Amaranto | Andrea Ripepi, quando la voce tradisce la passione

Lo capisci da un gol. Fino a un istante prima Andrea Ripepi sta raccontando la partita con il tono di chi conosce il mestiere: osserva, segue l’azione, misura le parole. Poi la Reggina segna. La voce sale, la frase accelera e per qualche secondo la compostezza del giornalista lascia spazio a qualcosa di molto più semplice: l’emozione.

È forse questo il tratto che meglio racconta Andrea Ripepi. Pacato nei modi, educato nel confronto, mai alla ricerca dello scontro, ma capace di accendersi davanti a ogni gesto importante della Reggina. E non serve necessariamente un gol. Può essere una parata, un recupero, un’azione costruita bene, persino un pallone difeso con carattere quando la partita diventa difficile.

Da molti anni il suo nome è legato a ReggioTV e soprattutto a Fuorigioco, trasmissione che ha attraversato stagioni profondamente diverse del calcio reggino. Già nel 2010 veniva indicata tra le trasmissioni sportive più seguite dell’emittente e Ripepi ne era il conduttore. Nello stesso anno ricevette anche un riconoscimento nell’ambito del premio Reggionelpallone per il giornalismo sportivo locale.

Fuorigioco, il salotto amaranto

Dentro quello studio è passata una parte consistente del calcio reggino degli ultimi anni. Giocatori, allenatori, dirigenti e giornalisti si sono seduti davanti a Ripepi per parlare di mercato, tattica, risultati, problemi societari e prospettive.

Fuorigioco ha continuato a farlo mentre intorno cambiava praticamente tutto. Sono cambiate categorie, proprietà, squadre e ambizioni. È cambiato perfino il modo di seguire una trasmissione televisiva, con internet e i social che hanno progressivamente affiancato il televisore. Il programma è rimasto uno spazio nel quale la Reggina viene discussa senza bisogno di trasformare ogni opinione in una battaglia.

E molto dipende proprio dal modo di condurre di Ripepi.

Ascolta prima di intervenire, lascia spazio all’ospite, prova a fare emergere una risposta invece di sovrapporre la propria voce. Una maniera di stare davanti alla telecamera che rispecchia il suo carattere pubblico: garbato senza essere distante, pacato senza essere freddo.

Poi arriva il pallone.

Il momento in cui cambia la voce

La telecronaca mostra un Andrea Ripepi leggermente diverso.

La misura rimane, ma diventa più difficile nascondere quello che prova. Quando la Reggina comincia ad avvicinarsi all’area avversaria lo si percepisce già dal tono. L’azione accelera e accelera anche il racconto. Un tiro, una parata, un pallone recuperato possono bastare per far emergere quella partecipazione che nello studio televisivo rimane normalmente più controllata.

Quando arriva un gol amaranto, poi, la distanza quasi scompare.

L’esultanza non sembra preparata. Succede.

Ed è probabilmente proprio questo a renderla credibile. Chi guarda da casa riconosce in quella voce qualcosa di familiare, perché nello stesso momento sta vivendo la stessa tensione. Magari in maniera molto meno composta.

Ripepi dimostra così una cosa semplice: per trasmettere passione non è necessario urlare continuamente. Al contrario, quando una voce normalmente misurata improvvisamente si rompe, sale di tono e lascia entrare l’emozione, quell’emozione arriva ancora più forte.

Una voce familiare

Dopo tanti anni succede anche questo: una voce televisiva finisce per associarsi ai ricordi.

Una partita vista con gli amici, un gol aspettato per novanta minuti, una promozione inseguita, una stagione complicata. La telecronaca rimane da qualche parte insieme alle immagini. E chi ha raccontato quelle immagini diventa, senza volerlo, parte della memoria.

Andrea Ripepi occupa questo spazio nel racconto amaranto. Non perché abbia cercato di diventare protagonista, probabilmente proprio per il contrario. Ha lasciato che il protagonista rimanesse il campo.

È questo che lo rende adatto a I Signori Amaranto. La rubrica non vuole raccogliere soltanto grandi nomi o carriere. Vuole raccontare persone che, ciascuna attraverso il proprio mestiere, hanno costruito un rapporto particolare con la Reggina e con chi la segue.

Ripepi lo ha fatto davanti a una telecamera e dietro un microfono, conservando quasi sempre la stessa misura.

Quasi.

Perché quando la Reggina segna, anche il giornalista più pacato può concedersi qualche secondo per essere semplicemente felice.

E forse, in fondo, è proprio lì che Andrea Ripepi assomiglia di più a tutti quelli che lo stanno ascoltando.

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