ACCADDE OGGI – 15 ottobre 2006: Amoruso piega la Roma, vent’anni fa il Granillo scriveva una pagina di leggenda
Ci sono vittorie che valgono tre punti e altre che diventano patrimonio della memoria collettiva. Il 15 ottobre 2006 appartiene alla seconda categoria. Vent’anni fa, sotto una pioggia battente, la Reggina di Walter Mazzarri batteva la Roma di Luciano Spalletti per 1-0, grazie a una prodezza di Nicola Amoruso. Una di quelle domeniche nelle quali il Granillo diventava il luogo dove anche le grandi del calcio italiano potevano cadere.
Era una stagione diversa da tutte le altre. La Reggina affrontava il campionato di Serie A con quindici punti di penalizzazione, conseguenza delle vicende di Calciopoli. Una montagna da scalare, un’impresa che molti consideravano impossibile. Ma quella squadra aveva qualcosa che andava oltre i valori tecnici: un’identità, un carattere, una straordinaria capacità di trasformare le difficoltà in motivazioni.
Quel pomeriggio arrivava a Reggio Calabria una Roma costruita per competere ai vertici del campionato, con Francesco Totti, Daniele De Rossi e altri protagonisti del grande calcio. I giallorossi erano favoriti, ma il terreno bagnato e la determinazione degli amaranto avrebbero raccontato una storia differente.
La Reggina giocava senza timori reverenziali, contrastava, ripartiva, lottava su ogni pallone. Poi, al quarto minuto della ripresa, arrivava l’episodio destinato a rimanere impresso nella memoria.
Giacomo Tedesco serviva Nicola Amoruso, che con una splendida girata al volo superava Doni. Reggina-Roma 1-0.
Il Granillo esplodeva in un boato. La pioggia continuava a cadere, ma sugli spalti era festa. Amoruso correva a celebrare una rete che non rappresentava soltanto il vantaggio contro una grande squadra: era il simbolo di una Reggina che rifiutava di arrendersi al destino che sembrava già scritto.
La Roma cercava di reagire, aumentava la pressione, tentava di recuperare lo svantaggio. Ma gli amaranto resistevano con ordine e sacrificio, difendendo ogni metro di campo fino al fischio finale.
Quel giorno la Reggina non aveva semplicemente battuto la Roma. Aveva dimostrato che quindici punti di penalizzazione potevano appesantire una classifica, ma non spegnere l’orgoglio di una squadra.
La stagione avrebbe poi regalato una delle imprese più straordinarie della storia amaranto. La penalizzazione sarebbe stata ridotta a undici punti e la formazione di Mazzarri avrebbe conquistato una salvezza entrata nella leggenda, culminata nella memorabile vittoria sul Milan all’ultima giornata.
Ma quella domenica d’ottobre, contro la Roma, aveva già lasciato intravedere il carattere di un gruppo destinato a scrivere una pagina irripetibile.
Vent’anni dopo, il ricordo conserva tutta la sua forza. Il campo pesante, la pioggia, la Roma battuta, la corsa di Amoruso e il Granillo che si alza in piedi.
Perché certe vittorie non invecchiano. Restano sospese nel tempo, come fotografie che non hanno bisogno di colori nuovi. Basta pronunciare un nome, Amoruso, e una data, 15 ottobre 2006, perché quella domenica torni a vivere.
E per chi c’era, forse, basta ancora chiudere gli occhi per sentire il rumore di quel gol.


