LA REGGINA DETTA LEGGE ANCHE NEL FANGO: 3-0 A LAMEZIA, PROVA DI FORZA AMARANTO
Toscano apre, Abonckelet colpisce due volte. Sul terreno del D’Ippolito trasformato dalla pioggia in una trappola, la squadra di Marchionni non cerca alibi: capisce la partita, la domina, la chiude nel primo tempo e poi la governa. Quattro partite, dodici punti, tredici gol segnati e ancora nessuno subito. Ma oltre i numeri, a Lamezia resta soprattutto la sensazione di una squadra che comincia a sapere esattamente ciò che vuole.
Alla fine le maglie erano sporche, il terreno portava i segni di novanta minuti giocati contro l’avversario e contro l’acqua, e quel pallone che prima della partita in alcuni punti quasi non rimbalzava più aveva raccontato una domenica che poteva diventare una trappola. Vigor Lamezia-Reggina finisce 0-3. E forse proprio per questo vale qualcosa in più di altri tre punti. Perché il D’Ippolito non chiedeva alla Reggina di essere bella: le chiedeva di essere squadra. Marchionni lo aveva detto alla vigilia, quasi prevedendo ciò che sarebbe accaduto: il campo non doveva diventare un alibi. Poi è arrivato il diluvio, il sopralluogo dell’arbitro, il dubbio persino che si potesse giocare. Quando finalmente il pallone ha cominciato a rotolare, la Reggina ha risposto nella maniera più semplice e più difficile: prendendosi la partita.
IL CAMPO È PESANTE, LA REGGINA NO
Bastano pochi minuti per capire l’atteggiamento. Nessuna prudenza eccessiva, nessuna attesa. Acquadro prova la conclusione già al 7′, Baggi costringe Sabella all’intervento poco dopo. La Reggina prende il centro del campo e soprattutto comprende immediatamente dove si può giocare e dove invece l’acqua rende quasi impossibile costruire. Sugli esterni il terreno è zuppo, in mezzo regge meglio: quando serve si cerca la giocata, quando non serve si alza il pallone e si va sulle seconde palle. Non è rinunciare alla propria identità. È intelligenza. E in una categoria come la Serie D, spesso, vale quanto la tecnica.
TOSCANO APRE LA PORTA, ABONCKELET LA SPALANCA
Al 18′ arriva il vantaggio. Abonckelet parte sulla destra e mette il pallone sul secondo palo, dove Toscano arriva con i tempi giusti e firma lo 0-1. È il gol di un ragazzo del 2008 che Marchionni aveva difeso alla vigilia da qualsiasi dubbio sulla terza partita ravvicinata. Quattro minuti e la Reggina colpisce ancora. Stavolta l’azione nasce dall’altra parte: Jallow trova Toscano, Toscano coinvolge Rossetti, palla bassa dentro e Abonckelet arriva a chiudere ciò che aveva contribuito a costruire: 0-2. Il campo è pesante, la giocata no. È rapida, pulita, verticale. La Vigor prova a reagire, ma Lancini governa Cantoro e dietro la Reggina concede pochissimo. Poi, al 44′, arriva il colpo che chiude praticamente la partita: Rossetti recupera sulla trequarti e serve Abonckelet, che davanti a Sabella sceglie lo scavetto. Doppietta personale e 0-3. Tre reti nel primo tempo, tutte nate da azioni nelle quali la Reggina ha fatto la cosa giusta un istante prima dell’avversario.
ABONCKELET, MA NON SOLTANTO
La copertina appartiene inevitabilmente a Mady Abonckelet: assist, due gol, presenza continua e capacità di incidere in entrambe le fasi. È il migliore in campo perché dentro lo 0-3 c’è praticamente ovunque la sua firma. Ma sarebbe ingiusto ridurre Lamezia a un uomo solo. Toscano gioca con una personalità che continua a sorprendere per l’età: segna, partecipa al raddoppio e nella ripresa mette anche il pallone dal quale nasce il gol annullato a Lancini. Rossetti corre, recupera, accompagna e serve ad Abonckelet la palla del terzo gol. Acquadro prende in mano il centrocampo quando la partita va conquistata. Lancini dirige la difesa con autorità. Baldan dà peso e sicurezza e nella ripresa colpisce anche una traversa. Jallow e Magrassi magari non trovano il gol, ma lavorano contro una difesa costretta continuamente a rinculare. È soprattutto questa distribuzione delle responsabilità a rendere la vittoria così convincente.
NELLA RIPRESA NON SERVE STRAFARE
Il secondo tempo racconta un’altra qualità. La Reggina non ha bisogno di trasformare il 3-0 in una goleada. Continua a tenere il campo, poi abbassa progressivamente i giri e amministra senza perdere il controllo. Vargas cambia tre uomini immediatamente, cercando una scossa. Marchionni risponde più avanti con Rotulo, Macrì, Porcino, Domenico Girasole e Laaribi. La partita resta amaranto. Al 73′ Baldan colpisce la traversa, un minuto più tardi Lancini manda il pallone in rete ma la posizione viene giudicata irregolare. Soltanto nel finale Lagonigro deve intervenire seriamente, bloccando la conclusione di Stoyanov. Poi basta. Nessuna sofferenza, nessuna frenesia, nessun bisogno di dimostrare altro.
QUATTRO PARTITE, TREDICI GOL. E QUELLO ZERO CHE RESTA LÌ
Adesso i numeri cominciano a pesare: 12 punti su 12, 13 reti segnate e zero subite in campionato. Quarta vittoria consecutiva e punteggio pieno. Ma fermarsi ai numeri significherebbe perdere la parte migliore della domenica di Lamezia. La Reggina aveva già dimostrato di saper dilagare al Granillo. A Modica aveva imparato a vincere una partita stretta. Contro l’Avola aveva aspettato prima di colpire. Oggi ha aggiunto un altro pezzo: ha saputo adattarsi e imporre ugualmente la propria superiorità. Il campo non permetteva ricami continui e allora la squadra ha scelto quando palleggiare e quando andare diretta. Non si è lamentata dell’acqua, non ha aspettato che il terreno migliorasse, non ha trasformato le condizioni in una scusa. Ha fatto quello che fanno le squadre mature: ha giocato la partita che c’era, non quella che avrebbe voluto trovare.
LA RISPOSTA A MARCHIONNI
Alla vigilia Marchionni aveva detto che il primo avversario della Reggina sarebbe stata la Reggina stessa. A Lamezia la risposta è arrivata forte. Nessun compiacimento dopo tre vittorie, nessuna presunzione davanti a una Vigor con appena due punti, nessuna distrazione davanti alle difficoltà ambientali. La squadra è entrata sul terreno del D’Ippolito con l’atteggiamento di chi sapeva che per rendere facile la partita avrebbe dovuto prima prenderla sul serio. E l’ha presa tremendamente sul serio.
E DIETRO, ANCORA UNA VOLTA, C’ERANO LORO
Poi ci sono gli spalti. Quei tifosi partiti da Reggio nonostante il cielo nero, la pioggia e una domenica che avrebbe potuto trasformarsi in un viaggio senza partita. Erano lì. Come avevano promesso. Il settore ospiti esaurito, l’amaranto in mezzo all’acqua, le voci che continuavano ad accompagnare una squadra che oggi sembra avere finalmente riallacciato un filo con la propria gente. Anche questo conta. Forse non compare nel tabellino, ma si sente.
La Reggina torna da Lamezia con tre gol, tre punti e la porta ancora inviolata. Ma porta a casa soprattutto qualcosa che non entra nelle statistiche: la consapevolezza di poter comandare le partite in modi diversi. Sul velluto e nella battaglia. Al Granillo e lontano da casa. Quando il pallone corre e quando si ferma dentro una pozzanghera.
Il campionato è ancora lungo e settembre non ha mai promosso nessuno. Sarebbe sciocco dimenticarlo. Ma quattro giornate cominciano almeno a raccontare qualcosa.
A Lamezia la Reggina non ha semplicemente superato il fango. Ha imposto la propria legge anche lì, dove tecnica e bellezza potevano non bastare. E quando una squadra comincia a vincere anche le partite che il campo prova a trasformare in qualcos’altro, allora non sta più soltanto raccogliendo punti: sta costruendo autorità.


