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Marchionni prima di Lamezia: «Siamo noi stessi il primo avversario». Quattro assenti, Lancini recupera e Lotito vigila sulla Reggina

Alla vigilia della trasferta contro la Vigor, il tecnico scioglie i dubbi sull’infermeria: fuori Franchini, Guida, Reis e Palmieri, torna Lancini. Ma dalla conferenza del Sant’Agata emerge soprattutto la fotografia di una Reggina che non vuole concedersi alibi: né il campo difficile né le tre vittorie consecutive devono cambiare l’atteggiamento. E sul patron Marchionni rivela: «Ha il controllo totale anche durante la settimana».
La notizia più immediata riguarda gli uomini. Franchini, Guida e Reis non recuperano, Palmieri resta indisponibile, mentre Lancini è regolarmente a disposizione dopo essersi allenato con il gruppo. Marco Marchionni chiarisce così uno dei principali interrogativi alla vigilia di Vigor Lamezia-Reggina e lo fa all’interno di una conferenza che, andando oltre la formazione di domenica, racconta parecchio della mentalità che il tecnico sta cercando di costruire. La Reggina arriva al D’Ippolito con nove punti in tre giornate, dieci reti segnate e nessuna subita, ma Marchionni sembra quasi voler cancellare quei numeri prima ancora di entrare in campo. Il concetto è semplice: quanto fatto finora non concede alcun credito per la partita successiva. «Nessuno regala nulla» e, soprattutto, «siamo noi stessi il primo avversario». È probabilmente la frase che spiega meglio tutta la conferenza.

QUATTRO FUORI, MA LANCI­NI C’È

La settimana corta dopo il 4-0 sull’Avola non restituisce a Marchionni tutti gli uomini che sperava. Guida e Reis avranno bisogno ancora di tempo, Franchini rimane indisponibile e per Palmieri il discorso era già noto. La buona notizia arriva invece da Lancini: il difensore, uscito precauzionalmente nella gara di mercoledì, si è allenato regolarmente e partirà con la squadra. È un recupero importante soprattutto perché la trasferta di Lamezia promette caratteristiche differenti rispetto alle partite giocate al Granillo. Marchionni potrà contare anche su Toscano, classe 2008, sul quale non sembra pesare il problema delle tre partite ravvicinate. Quanto a Magrassi, il tecnico guarda oltre il gol segnato all’Avola e ne sottolinea soprattutto il lavoro senza palla, confermando un principio già espresso nei giorni scorsi: in questa Reggina il lavoro difensivo deve cominciare dagli attaccanti.

IL CAMPO È BRUTTO. MA NON SARÀ UN ALIBI

Su un punto Marchionni e Jorge Vargas sembrano già essere d’accordo: il terreno del D’Ippolito non è nelle condizioni ideali. Vargas lo aveva ammesso presentando la partita dal versante lametino, Marchionni oggi non lo nasconde. Avrebbe preferito giocare su un terreno migliore, ma chiude immediatamente la porta alla possibilità che questo possa diventare una giustificazione. Ed è qui che la partita assume un interesse particolare. La Reggina vista al Granillo ha mostrato qualità e capacità di comandare il gioco; quella vittoriosa a Modica ha invece già dovuto indossare abiti differenti. Lamezia potrebbe chiedere nuovamente agli amaranto di rinunciare per alcuni tratti alla pulizia della manovra, accettando duelli, seconde palle e una gara più sporca. Per una squadra costruita per vincere il campionato è un esame tutt’altro che secondario: la superiorità tecnica conta davvero quando riesce a sopravvivere anche alle giornate nelle quali il calcio non viene come vorresti.

LA VIGOR NON È LA SUA CLASSIFICA

Marchionni non cade nemmeno nella trappola dei due punti conquistati finora dalla formazione di Vargas. La Vigor viene descritta come una squadra che ha già creato difficoltà agli avversari e che domenica avrà fame di punti. Il tecnico amaranto conosce bene Vargas, affrontato più volte da calciatore e successivamente da allenatore, e sa quale spirito proverà a trasferire alla sua squadra. Dall’altra parte Vargas ha già definito la Reggina una formazione costruita per vincere e ha scherzato sulla profondità della rosa sostenendo che Marchionni abbia addirittura «tre squadre». I complimenti, però, finiscono prima del fischio d’inizio. Entrambi sanno che domenica ci sarà battaglia. Marchionni risponde con rispetto, ma senza arretrare di un centimetro: la Reggina deve conoscere la forza dell’avversario senza dimenticare la propria.

NON ESISTE UNA REGGINA TITOLARE

C’è poi un passaggio della conferenza che può spiegare molto delle rotazioni viste in queste prime giornate. Per Marchionni non esiste una formazione titolare scolpita nella pietra. Le scelte dipendono dalla partita e soprattutto da ciò che accade durante la settimana. È anche un messaggio diretto allo spogliatoio: nessuno può considerarsi arrivato, nessuno può amministrare una posizione conquistata. Baldan aggiunge esperienza a un reparto che ne aveva bisogno; i più giovani devono continuare a lavorare per farsi trovare pronti. Marchionni parla di armonia, sacrificio e di un gruppo che non vuole mollare nulla. È forse questo, più dei dieci gol segnati, il dato che in questo momento sembra rassicurarlo maggiormente.

LOTITO NON GUARDA SOLTANTO LA DOMENICA

Interessante anche ciò che Marchionni racconta del rapporto con Claudio Lotito. Il patron, pur seguendo la squadra a distanza, secondo il tecnico mantiene un controllo costante su ciò che accade alla Reggina durante l’intera settimana e non soltanto in occasione delle partite. Marchionni riferisce che Lotito è soddisfatto dell’impatto avuto dalla squadra e ricorda un fatto evidente: questa rosa è stata costruita con l’obiettivo di vincere. Non significa che il campionato sia già indirizzato — siamo appena alla quarta giornata — ma chiarisce ancora una volta quale sia il livello delle aspettative. Non c’è un progetto che chiede semplicemente di migliorare rispetto al passato: questa Reggina è stata costruita per provare a salire di categoria subito.

QUEI 709 BIGLIETTI CHE MARCHIONNI HA NOTATO

Poi arrivano i tifosi. I 709 posti del settore ospiti esauriti in meno di quarantotto ore non sono passati inosservati neppure dentro lo spogliatoio. Marchionni conosceva già il pubblico reggino da avversario, ma adesso lo sta vivendo dall’altra parte. Vedere centinaia di persone muoversi per una trasferta dopo appena tre giornate viene interpretato dal tecnico come il segnale che la gente sta percependo qualcosa. Marchionni parla di «qualcosa di diverso», invita a lasciarsi alle spalle gli ultimi tre anni e individua un punto nel quale squadra e tifoseria devono incontrarsi: l’obiettivo della promozione. Per chi partirà da Reggio, dice sostanzialmente l’allenatore, la squadra sente anche la responsabilità di provare a regalare una gioia.

LA FRASE CHE VA OLTRE LAMEZIA

Alla fine, però, tutto torna a quelle poche parole: «Siamo noi stessi il primo avversario». Non è soltanto una frase da vigilia. È quasi un manifesto per una squadra che, almeno sulla carta, possiede qualcosa in più di molte concorrenti. Il rischio della Reggina potrebbe non essere la forza dell’avversario, ma l’abitudine a sentirsi più forte; non il terreno brutto, ma pensare che basti la qualità; non le assenze, ma considerarle un alibi. Marchionni sembra averlo capito e prova a mettere il campionato su un piano molto semplice: rispetto per tutti, paura di nessuno e nessun diritto acquisito.
Domani il D’Ippolito dirà se la Reggina avrà recepito il messaggio. Perché dopo tre vittorie consecutive la domanda non è più soltanto quanto sia forte questa squadra. La domanda comincia a diventare quanto sia capace di restare affamata quando tutti iniziano a dirle che è la più forte.

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