Lotito al Granillo? Una visita che potrebbe dire molto più di una partita
Il patron potrebbe assistere a Reggina-Igea Virtus. Dietro una presenza ancora da confermare c’è molto più della curiosità per la capolista: c’è il rapporto con Reggio, il futuro del club, il nodo della multiproprietà e un personaggio capace, nel bene e nel male, di spostare inevitabilmente i riflettori
Per adesso è una possibilità e come tale deve essere raccontata. Claudio Lotito potrebbe essere domenica al Granillo per Reggina-Igea Virtus. Nessuna conferma ufficiale, quindi niente annunci anticipati. Ma se davvero il patron decidesse di sedersi in tribuna per assistere alla prima grande sfida della stagione amaranto, difficilmente sarebbe una presenza come le altre. Perché Lotito non arriva mai da solo. Con lui arrivano televisioni, giornalisti, taccuini, curiosità nazionali, domande, polemiche e inevitabilmente la Lazio. Arriva un personaggio che da più di vent’anni divide il calcio italiano e che a Roma vive una delle contestazioni più dure della propria presidenza proprio mentre la sua Lazio, paradossalmente, si trova in testa alla classifica. Arriva soprattutto l’uomo che il 20 luglio, davanti a circa quattromila persone al Granillo, disse che la Serie D doveva essere considerata soltanto il punto di partenza e che un pubblico come quello di Reggio non meritava una società destinata a vivacchiare, ma una società leader.
Sono passati appena due mesi e sul campo, almeno per ora, la risposta è stata persino superiore alle aspettative: quattro partite, quattro vittorie, tredici gol segnati, nessuno subito, primo posto. Domenica arriva l’Igea Virtus, seconda a due punti, e la prevendita sta già raccontando una città che ha ricominciato a sentire profumo di partita importante. Se Lotito scegliesse proprio questa domenica per tornare a Reggio, troverebbe qualcosa di molto diverso dalla serata della presentazione. Allora c’erano speranze, parole e promesse. Stavolta troverebbe una squadra vera, un primato e un Granillo che potrebbe avvicinarsi al tutto esaurito consentito dall’attuale capienza. E troverebbe soprattutto una domanda che lentamente comincia a prendere forma: presidente, dove vuole portare davvero questa Reggina?
Lotito è uno dei personaggi più difficili da raccontare senza cadere negli estremi. A Roma una parte consistente della tifoseria laziale lo contesta duramente e in questa stagione la protesta ha prodotto anche un drastico calo degli abbonamenti e forme di diserzione dello stadio. Le ragioni indicate dai contestatori riguardano soprattutto ambizioni sportive, mercato, rapporto con la tifoseria e modalità di gestione del club. Eppure nello stesso momento la Lazio è partita fortissimo in campionato. È una contraddizione soltanto apparente: il rapporto tra Lotito e una parte del mondo laziale dimostra proprio che nel calcio risultati, sostenibilità economica, investimenti e desideri della piazza non sempre viaggiano alla stessa velocità. Lotito ha più volte rivendicato un modello nel quale la sostenibilità viene prima della popolarità delle operazioni di mercato. Recentemente ha scritto agli stessi tifosi laziali che la sostenibilità non deve essere considerata il contrario dell’ambizione, ma uno strumento per darle futuro. I suoi critici contestano invece investimenti ritenuti insufficienti e risultati sportivi non sempre proporzionati alle aspettative di una grande piazza. È bene tenere insieme entrambe le cose, perché probabilmente aiutano Reggio a capire con chi ha a che fare.
Non bisogna nemmeno trasformare la prudenza finanziaria in una leggenda senza numeri. I conti della Lazio sono stati oggetto di discussione e analisi anche negli ultimi mesi e presentano debiti e risultati economici che rendono troppo semplicistica l’immagine di una società semplicemente “senza debiti”. Il tratto riconoscibile del metodo Lotito è piuttosto un altro: controllo dei costi, centralità della gestione, attenzione agli equilibri societari e una disponibilità molto limitata a lasciarsi condizionare dalla piazza nelle proprie decisioni. È un modello che può rassicurare chi, soprattutto a Reggio, ha visto troppe volte l’ambizione trasformarsi in una cambiale presentata qualche anno dopo; ma può diventare frustrante per una tifoseria che, una volta tornata a vincere, inevitabilmente chiederà di vincere ancora di più. La storia recente della Reggina suggerisce però una priorità dalla quale sarebbe irresponsabile prescindere: prima dei nomi, prima dei colpi da copertina e persino prima della categoria, viene la continuità societaria.
Ed è qui che Reggio potrebbe rappresentare per Lotito qualcosa di molto interessante. La Reggina non è una piccola società da utilizzare semplicemente come appendice tecnica. Ha uno stadio importante, un centro sportivo come il Sant’Agata, una storia ultracentenaria, una tifoseria che ha conosciuto la Serie A e un bacino che, quando viene riacceso, risponde immediatamente. Lotito lo ha visto il giorno della presentazione e potrebbe rivederlo domenica. Quattromila persone andarono al Granillo in piena estate soltanto per ascoltarlo parlare; adesso migliaia stanno comprando un biglietto per una partita di Serie D. Sono segnali che un imprenditore del calcio difficilmente può ignorare. La Reggina, se riportata stabilmente tra i professionisti e strutturata adeguatamente, possiede un valore sportivo, economico e mediatico molto superiore alla categoria nella quale si trova oggi.
E poi c’è l’indotto mediatico. Anche questo conta. Lotito è presidente della Lazio da oltre vent’anni, è un personaggio nazionale e ogni suo movimento produce cronaca. Una sua presenza al Granillo porterebbe inevitabilmente Reggina-Igea Virtus fuori dai confini della Serie D. Non perché una telecamera faccia vincere una partita, ma perché nel calcio moderno l’attenzione produce valore: sponsor, riconoscibilità, rapporti, possibilità di attrarre giocatori e capacità di entrare in circuiti dai quali una società dilettantistica normalmente rimane esclusa. Lo stiamo vedendo persino nella costruzione della squadra. La rete di relazioni maturata da un gruppo che opera da decenni nel calcio di vertice rappresenta un patrimonio concreto, soprattutto quando bisogna ottenere giovani di prospettiva da società importanti. È uno dei vantaggi meno appariscenti dell’operazione Lotito-Reggina, ma potrebbe diventare uno dei più preziosi.
Rimane però l’elefante nella stanza. Se questa Reggina dovesse vincere il campionato, cosa succederebbe? La questione non può essere rimandata all’infinito perché la normativa federale sulla multiproprietà è chiara nel vietare determinate situazioni di partecipazione o controllo diretto e indiretto contemporaneo in più società professionistiche. E la norma non guarda soltanto al nome scritto sulla porta dell’ufficio: comprende anche specifici rapporti familiari. Oggi la struttura della Reggina è stata costruita attraverso una società dedicata e Lotito, nella presentazione di luglio, ha spiegato pubblicamente che la proprietà effettiva è riconducibile al figlio Enrico, mentre lui intende svolgere il ruolo di patron. Ha anche dichiarato di voler lavorare perché le regole sulla multiproprietà vengano nuovamente modificate. Ma finché le norme resteranno quelle vigenti, un’eventuale promozione della Reggina nel professionismo imporrà di affrontare concretamente la questione e di rendere l’assetto compatibile con le disposizioni federali. Non è necessariamente un problema di domani mattina, ma non è nemmeno una domanda teorica se la squadra continua a vincere.
Ed è probabilmente proprio questo il punto sul quale Reggio avrebbe diritto, prima o poi, a conoscere il progetto. Lotito considera la Reggina un investimento destinato a essere valorizzato e successivamente ceduto? Immagina un percorso affidato stabilmente al figlio Enrico attraverso una struttura che dovrà essere resa compatibile con le norme federali? Conta su un futuro cambiamento delle regole? Oppure esiste già una strategia per il momento in cui la Reggina tornerà professionistica? Oggi non abbiamo elementi sufficienti per scegliere una di queste ipotesi e sarebbe scorretto trasformare supposizioni in fatti. Abbiamo però una dichiarazione precisa dello stesso Lotito: la Serie D deve essere soltanto il punto di partenza. Se questo è il progetto, il tema dovrà inevitabilmente essere affrontato.
Può stare tranquilla Reggio? Forse la domanda giusta, oggi, è leggermente diversa. Può Reggio avere più fiducia rispetto a molte delle avventure societarie vissute nel proprio recente passato? Ci sono alcuni elementi concreti sui quali ragionare: l’acquisizione è stata completata, l’iscrizione è stata effettuata, è stata costruita rapidamente una squadra indicata per competere al vertice e l’inizio del campionato sta producendo risultati. Sono fatti. Esistono però anche interrogativi ancora aperti sulla struttura futura della proprietà, sulla multiproprietà e sull’orizzonte che verrà dopo un’eventuale promozione. Sono domande legittime e non rappresentano sfiducia: rappresentano esattamente ciò che dovrebbe chiedere una piazza che ha imparato sulla propria pelle quanto sia pericoloso innamorarsi soltanto delle promesse.
Lotito, del resto, non è arrivato ieri nel calcio. Conosce regolamenti, palazzi, bilanci, mercato, comunicazione e rapporti di forza. Sa perfettamente che se la Reggina tornerà tra i professionisti arriverà il momento delle decisioni. Ed è difficile pensare che un imprenditore con la sua esperienza sia entrato in questa operazione senza avere immaginato anche quel passaggio. Quale sia la soluzione, però, dovrà essere lui a dirlo quando sarà il momento.
Per questo la possibile presenza di domenica avrebbe un significato che supera Reggina-Igea Virtus. Lotito vedrebbe per la prima volta da vicino la sua Reggina dentro una partita che conta davvero. Vedrebbe una città che sta tornando allo stadio, una squadra prima in classifica e una maglia che ha ricominciato a produrre entusiasmo. E Reggio, nello stesso momento, potrebbe cominciare a osservare lui non più come l’uomo arrivato in estate a salvare un’iscrizione e costruire una squadra, ma come colui al quale chiedere di trasformare una ripartenza in un futuro.
Il primo obiettivo è uscire dalla Serie D. Su questo non sembrano esserci equivoci. Ma proprio perché la Reggina sta correndo, presto potrebbe non bastare più sapere come vuole vincere questo campionato.
Bisognerà sapere cosa Claudio Lotito immagina per il giorno dopo.
Perché Reggio non chiede necessariamente promesse faraoniche. Dopo quello che ha attraversato, probabilmente vale molto di più una società capace di promettere soltanto ciò che può mantenere.
Ma una cosa questa città ha il diritto di chiederla.
Che stavolta, qualunque sia la strada, abbia un futuro.
Foto: CorSport


