Reggina, il futuro di Girasole tra nuove prospettive e vecchi sentimenti
Le voci di mercato che nelle ultime ore accompagnano il nome di Domenico Girasole hanno inevitabilmente suscitato attenzione e anche un certo rammarico tra i tifosi amaranto. Il difensore reggino potrebbe lasciare la Reggina per tornare tra i professionisti, con il Campobasso che, secondo le indiscrezioni giornalistiche, avrebbe già raggiunto un’intesa con il calciatore per un contratto di diciotto mesi. Resta però da chiarire la posizione della società amaranto, che non avrebbe ancora dato il proprio assenso al trasferimento. Al momento, dunque, nessun addio ufficiale, ma una possibilità che sembra aver assunto contorni sempre più concreti.
Il rammarico nasce soprattutto da ciò che Girasole rappresenta. Non è soltanto un difensore della rosa di Marchionni, ma un ragazzo di Reggio Calabria che ha indossato la maglia della propria città in anni particolarmente difficili, quando ricostruire significava anche ritrovare appartenenza, fiducia e identità. Dal suo arrivo nel 2023, Domenico ha attraversato tre stagioni amaranto, condividendone aspettative, delusioni e speranze. E quando un calciatore del posto si lega così profondamente alla squadra, una sua eventuale partenza non può essere considerata una semplice operazione di mercato.
In questa stagione, tuttavia, lo spazio a disposizione è stato limitato. Le scelte tattiche di Marchionni e gli equilibri imposti dall’impiego degli Under hanno ridotto le possibilità di trovare continuità. Girasole ha accettato il proprio ruolo, facendosi trovare pronto quando è stato chiamato in causa. È accaduto anche domenica scorsa, a Caltanissetta, quando l’infortunio di Baldan lo ha costretto a entrare dopo appena venticinque minuti. Senza il tempo di prepararsi gradualmente alla partita, ha risposto con una prestazione attenta e determinata, contribuendo alla preziosa vittoria contro la Nissa.
Proprio quella prestazione aveva lasciato immaginare un possibile ritorno a un impiego più frequente. Per questo le notizie di mercato sono arrivate quasi inaspettate. Da una parte c’è la Reggina, impegnata in una stagione nella quale ogni alternativa può risultare determinante; dall’altra c’è un calciatore di ventisei anni che potrebbe avere l’opportunità di misurarsi nuovamente con la Serie C. Due esigenze comprensibili, che non è semplice conciliare.
Sarebbe ingiusto rimproverare a Girasole il desiderio di cercare spazio e nuove prospettive professionali, qualora questa fosse davvero la sua intenzione. La carriera di un calciatore è fatta anche di scelte difficili, soprattutto quando il cuore suggerisce una strada e le opportunità professionali ne indicano un’altra. Allo stesso modo, sarebbe comprensibile la volontà della Reggina di trattenerlo, considerando l’importanza del suo contributo e la situazione del reparto difensivo dopo l’infortunio di Baldan.
Rimane, però, una considerazione che va oltre i possibili sviluppi della trattativa. Una squadra come la Reggina ha bisogno di qualità, esperienza e giocatori capaci di sostenere il peso delle aspettative. Ma ha bisogno anche di uomini che conoscano il significato di quella maglia, che sappiano cosa rappresenti per una città e per la sua gente. Girasole possiede questa sensibilità perché quella città è anche la sua.
Se alla fine le strade dovessero separarsi, resterebbe il dispiacere di vedere partire un calciatore al quale molti tifosi si sono affezionati. Non sarebbe giusto trasformare quel sentimento in un giudizio sulla sua scelta, né dimenticare quanto abbia dato alla causa amaranto. Semmai, il rammarico sarebbe quello di non aver potuto continuare insieme un percorso che tutti avrebbero voluto vedere concludersi con il ritorno della Reggina nel calcio professionistico.
Per il momento Domenico Girasole è ancora un calciatore amaranto e ogni valutazione definitiva sarebbe prematura. Ma se davvero arriverà il momento dei saluti, ci sarà spazio soprattutto per la riconoscenza, insieme al dispiacere di perdere un ragazzo che questa maglia non l’ha semplicemente indossata.
L’ha sentita sua. E questo, a Reggio Calabria, ha ancora un valore particolare.


