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Romairone mette la firma sulla Reggina: «Dobbiamo vincere. Subito»

Il direttore sportivo esce dal silenzio e racconta il progetto affidatogli da Lotito: una squadra costruita per tornare immediatamente tra i professionisti, Marchionni scelto per darle identità e un patrimonio di giovani che guarda già oltre la Serie D

Giancarlo Romairone non è uomo da dichiarazioni quotidiane. Da quando è arrivato a Reggio Calabria ha parlato poco e lavorato molto, lasciando che fossero il mercato, Marco Marchionni e soprattutto il campo a raccontare la Reggina costruita durante l’estate. Ma quando decide di parlare lo fa mettendo sul tavolo la frase che probabilmente definisce meglio di qualsiasi altra il progetto nato con Claudio Lotito: «Non abbiamo alternative: dobbiamo vincere il campionato». E aggiunge un avverbio che pesa quasi quanto tutto il resto: subito. Non un programma pluriennale, non una stagione di assestamento, non la promessa generica di essere competitivi. L’obiettivo affidato al direttore sportivo è riportare immediatamente la Reggina tra i professionisti.

Dopo quattro giornate i numeri sembrano dare sostanza alle parole: 12 punti, quattro vittorie, 13 reti realizzate e nessuna subita. Ma Romairone conosce abbastanza bene la categoria per non confondere una partenza straordinaria con un campionato già indirizzato. Ricorda di avere visto squadre superare gli ottanta punti senza riuscire a conquistare la promozione, perché questa è la crudeltà della Serie D: quando sale direttamente soltanto la prima, puoi disputare una stagione eccezionale e scoprire alla fine che qualcuno è stato ancora più bravo. La Reggina, dunque, non può permettersi di amministrare il proprio talento. Deve trasformarlo in continuità.

Ed è qui che comincia a intravedersi la mano del direttore sportivo. Quando arrivò a Reggio non trovò una squadra da correggere: dovette praticamente costruirla. Romairone portava con sé un curriculum nel quale figurano Pro Vercelli, Spezia, Carpi, Chievo, Bari e Triestina e, nelle ultime due stagioni, il lavoro nell’area tecnica della Lazio. Con la Pro Belvedere aveva già vinto un campionato di Serie D; con la Pro Vercelli aveva partecipato a una scalata capace di riportare il club in Serie B dopo sessantaquattro anni. Lotito gli ha affidato un’altra ricostruzione, probabilmente più esposta e certamente accompagnata da aspettative enormi: prendere una società appena acquisita, darle rapidamente una struttura tecnica e costruire una squadra che non avesse bisogno di imparare a vincere.

La filosofia del mercato appare oggi abbastanza chiara. Non soltanto nomi importanti, ma uomini che conoscono la categoria e soprattutto calciatori abituati a competere per vincere. Esperienza negli Over, qualità offensiva, alternative e particolare attenzione agli Under. Perché in Serie D i giovani non rappresentano un complemento della rosa: tre devono essere sempre in campo. Ed è proprio qui che Romairone rivela forse il particolare più interessante dell’intervista. Filippo Toscano, classe 2008 e una delle sorprese più luminose di questo inizio di stagione, non è in prestito dal Genoa: è stato acquistato dalla Reggina a titolo definitivo. L’esordio era arrivato quasi casualmente dopo l’infortunio di Palmieri nella gara di Coppa Italia contro il PraiaTortora; da allora Toscano si è preso il campo e ha già realizzato due reti nelle gare ufficiali. Dietro quella che sembrava una fortunata soluzione tecnica, dunque, c’è anche una scelta patrimoniale della società.

Questo particolare cambia un po’ anche la prospettiva con la quale osservare il progetto. Se l’unico obiettivo fosse stato assemblare una corazzata per vincere la Serie D, sarebbe stato possibile riempire le caselle obbligatorie degli Under attraverso prestiti annuali e restituire i ragazzi alle società proprietarie alla fine della stagione. Acquistare giovani significa invece tentare di costruire valore che rimanga alla Reggina. Toscano si inserisce in un gruppo nel quale il club possiede diversi profili Under. È ancora troppo presto per parlare di un vero progetto patrimoniale, ma è un segnale interessante: vincere oggi senza arrivare completamente vuoti al domani.

Poi c’è Marchionni. Romairone lo definisce un «motivatore straordinario», meticoloso e attento ai particolari. Il tecnico ha scelto il 3-5-2 e, secondo il direttore, è riuscito rapidamente a valorizzare individualità superiori alla media della categoria, soprattutto nella fase offensiva. Tredici gol in quattro giornate rappresentano la prova numerica più evidente, ma forse il dato che interessa maggiormente Romairone è un altro: la squadra ha già un’identità. Sa cosa vuole fare e, almeno finora, sa come farlo. Non è poco per un gruppo nato praticamente da zero poche settimane prima dell’inizio della stagione.

Eppure il vero esame comincia adesso. Domenica al Granillo arriva la Nuova Igea Virtus, seconda a quota 10 insieme al Sambiase, appena due punti dietro la Reggina. Poi arriverà un ottobre nel quale il livello degli avversari aumenterà sensibilmente. È il momento nel quale le quattro vittorie iniziali dovranno smettere di essere soltanto un magnifico avvio e diventare una candidatura strutturale alla promozione. Anche la città sembra averlo percepito: la prevendita per domenica sta producendo una risposta importante e il club ha aperto la vendita già lunedì.

Sul fondo rimane inevitabilmente Claudio Lotito. Romairone usa parole che chiariscono almeno un aspetto del progetto societario: quando il patron lo ha portato a Reggio, il mandato era già definito. Vincere e riportare la Reggina tra i professionisti. Non è quindi soltanto l’entusiasmo prodotto dai primi risultati ad avere alzato l’asticella. L’asticella era lì dall’inizio. E assume un significato ancora maggiore alla luce dell’indiscrezione sulla possibile presenza di Lotito domenica al Granillo: se venisse confermata, il patron vedrebbe per la prima volta dal vivo non la Reggina immaginata a luglio, ma quella materialmente costruita da Romairone e Marchionni.

Ed è forse questo l’aspetto più interessante di tutta l’intervista. Per settimane abbiamo raccontato i giocatori uno per uno: gli Over, gli Under, gli attaccanti, i difensori, le alternative. Oggi possiamo cominciare a leggere il disegno complessivo. Lotito ha indicato l’obiettivo, Romairone ha costruito lo strumento, Marchionni gli ha dato una forma. Poi sono arrivati i calciatori e infine il campo. Quattro partite non autorizzano proclami, ma permettono almeno di verificare che le parti, per il momento, stanno andando nella stessa direzione.

Romairone, del resto, non nasconde il rischio. Definisce la Serie D difficilissima proprio quando si è obbligati a vincerla. È una frase apparentemente paradossale ma perfetta per Reggio Calabria. Altre società possono costruire, sorprendere, arrivare seconde e considerare positiva la stagione. La Reggina no. La sua storia, il pubblico, gli investimenti e la squadra allestita trasformano ogni pareggio in punti lasciati per strada e ogni avversario nella squadra che vuole battere la capolista. Essere la Reggina in Serie D significa giocare quasi sempre contro qualcuno che considera quella partita diversa dalle altre.

Per questo quelle quattro parole — «dobbiamo vincere il campionato» — non sono soltanto una dichiarazione ambiziosa. Sono anche l’accettazione pubblica della responsabilità.

Il sito ufficiale della Reggina, al momento, non ha pubblicato una propria versione dell’intervista: le ultime notizie presenti restano la prevendita di Reggina-Igea Virtus del 21 settembre e i contenuti relativi alla trasferta di Lamezia. Le dichiarazioni di Romairone provengono dall’intervista concessa a Tuttosport e rilanciata oggi dalle principali testate che seguono gli amaranto.

E forse va bene così. Perché dopo tante estati nelle quali a Reggio si è parlato di programmi, ricostruzioni e futuro, stavolta il direttore sportivo ha scelto una formula che non lascia molti nascondigli.

Niente alibi. Niente tempi indefiniti. Niente promesse da rinviare all’anno successivo.

La Reggina deve tornare tra i professionisti. E deve farlo adesso.

Ai posteri la sentenza.

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