Editoriale

I fratelli Girasole, il cuore amaranto che sa anche aspettare

Domenico e Rosario, reggini e protagonisti della difesa dello scorso anno, oggi devono confrontarsi con una concorrenza molto più forte. Ma il loro valore nella Reggina va oltre una maglia da titolare: appartenenza, spogliatoio e amore per una città che vuole rinascere.

Ci sono calciatori ai quali una squadra appartiene finché giocano. E ce ne sono altri che appartengono a una squadra anche quando giocano gli altri. È forse da qui che bisogna cominciare per raccontare Domenico e Rosario Girasole. Lo scorso anno erano diventati punti di riferimento della difesa amaranto, due fratelli reggini insieme al centro della retroguardia della Reggina. Oggi la situazione è diversa: la rosa costruita per questa stagione ha alzato notevolmente il livello della concorrenza e Marchionni, nelle sue scelte iniziali, ha privilegiato altre soluzioni. Ma il calcio non misura tutto con una distinta.

Perché amare una maglia quando sei titolare è facile. Più difficile è conservare lo stesso senso di appartenenza quando devi aspettare, lavorare e vedere un compagno occupare il posto che fino a pochi mesi prima sentivi tuo. Domenico e Rosario lo stanno facendo senza trasformare una scelta tecnica in un problema per il gruppo. E forse è proprio questo che li rende oggi ancora più rappresentativi: mettere la Reggina davanti alla propria Reggina personale.

C’è un’immagine che racconta meglio di qualsiasi parola il peso di Domenico nello spogliatoio. Dopo la vittoria contro il Licata, la squadra è raccolta in cerchio. Marchionni potrebbe parlare lui o affidarsi a uno dei protagonisti della partita. Invece vuole che sia Domenico Girasole a rivolgersi ai compagni. E Domenico ricorda a tutti che non è stato ancora fatto nulla, che bisogna continuare a sudare e che la vittoria vera dovrà arrivare a maggio. Un gesto che dice molto: le gerarchie tecniche e quelle umane non sempre coincidono. Si può partire dalla panchina ed essere centrali nello spogliatoio.

Poi c’è Rosario, cresciuto nel settore giovanile amaranto fino a indossarne anche la fascia da capitano nell’Under 17, andato via e infine tornato a casa. A Modica, quando è stato chiamato, ha risposto segnando il gol della vittoria e salvando nel finale sulla linea il possibile pareggio. Domenico, cresciuto tra Cannavò e Sant’Agata e da bambino al Granillo insieme al padre, porta invece sulla maglia quel numero 68 che è diventato anche memoria familiare. Due percorsi diversi che finiscono sempre nello stesso punto: Reggio e la Reggina.

Forse i fratelli Girasole rappresentano proprio una parte di questa città che vuole rinascere. Non quella delle grandi dichiarazioni, ma la Reggio che resta. Quella che quando viene chiamata risponde e quando deve aspettare non volta le spalle. In una squadra costruita per vincere serviranno i titolari, i gol, le parate e la qualità. Ma serviranno anche uomini capaci di accettare una panchina senza smettere di sentirsi responsabili del destino collettivo.

Domenico e Rosario oggi sono questo. Due fratelli, due reggini, due uomini della Reggina. Marchionni deciderà quante volte partiranno dall’inizio. Il campo stabilirà le gerarchie. Ma nessuna formazione potrà misurare quanto di questa città portino dentro quella maglia.

Perché qualche volta il cuore amaranto si riconosce soprattutto quando arriva il momento di aspettare il proprio turno.

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