Coppa Italia: Reggina, come si fa a perdere una partita così?
È una di quelle partite che alla fine ti costringono a riguardare il risultato per convincerti che sia davvero successo. La Reggina esce dalla Coppa Italia perdendo contro la Nuova Igea Virtus una gara che per lunghi tratti, soprattutto nel primo tempo, ha dominato in maniera quasi assoluta. E il paradosso è tutto qui: gli amaranto non soltanto avrebbero potuto vincerla, avrebbero potuto chiuderla molto prima che l’Igea avesse la possibilità di capire come rientrarci.
Il gol di Alma dopo appena tre minuti sembrava aver messo immediatamente la partita nella direzione migliore. Ma quello che accade successivamente ha quasi dell’incredibile. La Reggina continua ad attaccare, trova spazi, arriva ripetutamente davanti alla porta avversaria e spreca una quantità enorme di occasioni. Jallow, in particolare, divora palle gol clamorose, alcune delle quali sembravano già destinate in fondo alla rete. Non è un’esagerazione dire che il primo tempo avrebbe potuto concludersi tranquillamente sul 3-0 o sul 4-0. Per gioco, occasioni e superiorità, la differenza in campo era quella. E invece si va negli spogliatoi con un misero 1-0 che tiene artificialmente in vita una partita che la Reggina avrebbe dovuto avere già archiviato.
Ed è proprio lì che comincia un’altra gara. L’Igea torna in campo sapendo di essere ancora a un solo gol di distanza, prende coraggio e progressivamente alza il proprio baricentro. La Reggina, al contrario, non riesce più ad avere la stessa facilità di gioco e la stessa presenza offensiva dei primi quarantacinque minuti. Cicirello trova il pareggio e quello che sembrava impossibile durante il dominio amaranto diventa improvvisamente realtà.
Marchionni prova a cambiare uomini e inerzia della partita. Entrano forze fresche, torna in campo anche Reis, ma ancora una volta le sostituzioni non producono completamente ciò che l’allenatore sperava. È un aspetto sul quale si potrà ragionare, perché era accaduto qualcosa di simile anche a Capaci: modificare la squadra in corsa non è ancora riuscito a restituirle quella brillantezza che progressivamente va perdendosi durante la gara. Stavolta, però, la Reggina trova comunque la forza per rimettere le mani sulla qualificazione.
Ed è qui che tutto diventa ancora più difficile da accettare. A pochi minuti dalla fine gli amaranto tornano in vantaggio. Dopo aver sprecato l’impossibile, essersi fatti raggiungere e aver sofferto nella ripresa, la partita sembra finalmente recuperata. A quel punto non serve più dominare, non serve essere belli e non serve costruire altre cinque occasioni: bisogna soltanto gestire gli ultimi minuti e portare a casa la qualificazione.
La Reggina non ci riesce. L’Igea prima la riprende e poi completa una rimonta che, pensando anche a ciò che si era visto nel primo tempo, ha quasi dell’assurdo. I padroni di casa hanno un merito enorme: non hanno mai smesso di crederci. Sono rimasti aggrappati alla partita quando la Reggina avrebbe potuto sommergerli di gol e, quando ne hanno avuto la possibilità, hanno colpito. È anche così che si vincono le partite.
Per la Reggina rimane invece una domanda inevitabile: come si fa a perdere una partita così? Non perché nel calcio esistano risultati impossibili, ma perché gli amaranto hanno avuto praticamente tutto ciò che serviva per vincerla: il vantaggio immediato, un primo tempo dominato, occasioni in serie per chiuderla e persino un nuovo vantaggio quando ormai mancava pochissimo alla fine.
Il calcio qualche volta non richiede analisi complicate. Quando puoi chiudere una partita devi chiuderla. E quando non lo fai, almeno devi imparare a non perderla. Oggi la Reggina non ha fatto né l’una né l’altra cosa. Ed è probabilmente questo, ancora più dell’eliminazione dalla Coppa Italia, che rende la sconfitta di Barcellona difficile da mandare giù.
Foto: Citynow


