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Ritratti Amaranto | Mady Abonckelet, il centrocampista che arriva dove fa male

Ci sono calciatori che hanno bisogno di tempo per entrare dentro una squadra e altri che sembrano riconoscere immediatamente il posto nel quale sono arrivati. Mady Abonckelet appartiene, almeno in questo primo scorcio amaranto, alla seconda categoria. Non ha fatto rumore con le parole, non ha avuto bisogno di presentazioni solenni. Ha cominciato a giocare. A correre. A occupare spazi. E soprattutto ad arrivare là dove, teoricamente, un centrocampista dovrebbe comparire soltanto qualche volta: davanti alla porta. A Lamezia lo ha fatto due volte, trasformando una partita giocata dentro l’acqua e il fango nella fotografia più nitida del suo inizio con la Reggina. Ma raccontare Abonckelet attraverso quei due gol sarebbe riduttivo. Perché dietro quel numero 18 c’è una storia calcistica già lunga, soprattutto c’è qualcosa che questa Reggina cercava con insistenza: l’abitudine a vincere.

UN FRANCESE CRESCIUTO SULLE STRADE DEL CALCIO ITALIANO

Mady Abonckelet nasce a Trappes, in Francia, il 16 marzo 1998. Arriva in Italia giovanissimo, nel 2015, proveniente dal Nantes, e da quel momento comincia un viaggio attraverso quel calcio che non concede quasi nulla gratuitamente. Agnonese, Gravina, Bisceglie, poi il ritorno in Francia al Pontarlier e ancora Italia con Giugliano, United Riccione, Campobasso e Vado. Serie D soprattutto, ma anche Serie C. Campi difficili, trasferte complicate, campionati nei quali la tecnica da sola raramente basta. Quando la Reggina lo acquista a titolo definitivo il 27 luglio 2026, non prende quindi semplicemente un centrocampista di ventotto anni: prende un giocatore che conosce profondamente la categoria e, soprattutto, conosce la strada per uscirne.

Perché nella carriera di Abonckelet c’è un particolare che racconta più di tante statistiche. Ha già partecipato a diverse cavalcate vincenti: la promozione con il Giugliano nel 2021-22, il campionato e lo Scudetto di Serie D conquistati con il Campobasso nel 2023-24 e la promozione ottenuta con il Vado nella passata stagione. Quattro titoli nel palmarès. Non sono un dettaglio per una Reggina costruita con un obiettivo dichiarato. Vincere una volta può essere un episodio; ritrovarsi più volte dentro squadre capaci di arrivare fino in fondo comincia a raccontare una mentalità.

NON CHIAMATELO SOLTANTO MEDIANO

La definizione più semplice sarebbe “centrocampista centrale”. Quella più corretta, guardandolo giocare, è probabilmente centrocampista totale. Abonckelet possiede struttura fisica, aggressività, capacità di recuperare palloni, ma la caratteristica che in amaranto sta emergendo con maggiore evidenza è la lettura dello spazio. Non aspetta che l’azione arrivi. La accompagna. E quando percepisce che davanti si apre un corridoio, parte.

È proprio lì che diventa difficile da controllare. Perché un difensore sa dove aspettare un centravanti, un terzino sa da quale parte arriverà l’esterno. Un centrocampista che parte qualche metro più indietro, invece, obbliga a una scelta. Seguirlo significa liberare spazio; lasciarlo andare significa rischiare di ritrovarselo davanti alla porta. Abonckelet sembra possedere soprattutto questo istinto: capire un attimo prima degli altri dove finirà il pallone.

LAMEZIA, LA PARTITA CHE LO RACCONTA

Sul terreno del D’Ippolito, appesantito da un acquazzone che aveva persino fatto temere per la disputa della partita, servivano forza e lucidità. Abonckelet mette entrambe. Prima costruisce: parte sulla destra e serve sul secondo palo il pallone che Toscano trasforma nel vantaggio. Poi decide che è arrivato il momento di concludere.

Sul secondo gol amaranto legge lo sviluppo dell’azione e arriva dentro l’area nel momento esatto. Sul terzo, invece, mostra qualcosa di diverso: Rossetti recupera il pallone sulla trequarti, lui attacca lo spazio e davanti al portiere sceglie una soluzione delicata, quasi in contrasto con quel campo pieno d’acqua e fango. Doppietta. Partita praticamente chiusa prima dell’intervallo.

Ed è forse questa la fotografia più interessante: potenza e sensibilità nella stessa partita. Il giocatore capace di combattere nel fango e, pochi secondi dopo, di avere la lucidità per scegliere il tocco giusto davanti alla porta.

CINQUE GOL E UN’EQUIVOCO PIACEVOLE

I numeri iniziano già a raccontare qualcosa. Due reti al PraiaTortora in Coppa Italia, poi tre in campionato: cinque gol stagionali. E dopo Lamezia Abonckelet è diventato il miglior marcatore amaranto di questo avvio di stagione.

Curioso, considerando che la Reggina non lo ha acquistato per fare il centravanti.

Ma proprio qui bisogna evitare l’equivoco. La sua importanza non potrà essere misurata soltanto attraverso i gol. Pretendere che continui a segnare con frequenze da attaccante significherebbe probabilmente leggere male il giocatore. La vera ricchezza è un’altra: Marchionni dispone di un centrocampista capace di aggiungere uomini all’azione offensiva senza togliere equilibrio alla squadra. I gol sono il premio più evidente; ciò che accade prima, spesso, è ancora più importante.

“QUANDO CHIAMA LA REGGINA…”

Dopo la doppietta di Coppa contro il PraiaTortora, Abonckelet aveva pronunciato poche parole che oggi assumono un significato ancora maggiore: quando arriva una chiamata come quella della Reggina, la scelta diventa quasi naturale. Aveva parlato anche del pubblico, della necessità che fosse la squadra a riportare sempre più gente allo stadio, e di un obiettivo definito chiaramente all’interno dello spogliatoio.

Parole semplici. Nessun proclama.

Forse perché chi ha già vinto questa categoria sa che i campionati non si conquistano a settembre e neppure attraverso le dichiarazioni. Si conquistano attraversando domeniche differenti, campi differenti, momenti differenti. Ed è esattamente il tipo di esperienza che Abonckelet può consegnare alla Reggina.

IL GIOCATORE CHE MARCHIONNI PUÒ SPOSTARE

C’è poi una prospettiva tattica interessante. Abonckelet può diventare uno degli uomini attraverso i quali Marchionni cambia volto alla squadra senza necessariamente cambiare uomini. Può lavorare più vicino alla zona di costruzione quando serve fisicità in mezzo, ma possiede caratteristiche per alzarsi, inserirsi e occupare zone quasi da trequartista quando la partita lo consente.

Questo rende meno leggibile la Reggina. E in un campionato nel quale molte avversarie potrebbero scegliere di abbassarsi e togliere profondità agli attaccanti amaranto, avere un centrocampista capace di rompere la linea arrivando da dietro può diventare una delle armi più preziose della stagione.

LA PROSPETTIVA: NON I GOL, MA IL PESO

Cinque reti nelle prime settimane accendono inevitabilmente i riflettori. Ma la vera domanda non è quanti gol segnerà Abonckelet. È quanto peserà sulla Reggina.

E sono due cose differenti.

Potrebbe chiudere la stagione senza mantenere questa straordinaria frequenza realizzativa e risultare ugualmente decisivo. Perché esistono giocatori che modificano una squadra attraverso ciò che fanno con il pallone ed altri attraverso gli spazi che occupano, i duelli che vincono, la sicurezza che trasmettono e la capacità di riconoscere i momenti della partita. Abonckelet, in questo avvio, sembra poter mettere insieme entrambe le dimensioni.

A ventotto anni non è una promessa da aspettare. È un calciatore nel pieno della propria maturità, arrivato a Reggio dopo avere già conosciuto promozioni, vittorie e campionati durissimi. Questo cambia inevitabilmente le aspettative: non gli viene chiesto di scoprire come si vince la Serie D. Gli viene chiesto di ricordarselo.

RITRATTO AMARANTO

Forse è ancora presto per sapere quale sarà il volto definitivo di Mady Abonckelet dentro questa Reggina. Quattro giornate sono pochissime e una stagione capace di portare fino alla primavera attraverserà inevitabilmente difficoltà che oggi non si vedono. Ma alcune tracce sono già riconoscibili.

La forza. I tempi. L’inserimento. La concretezza. E quell’abitudine alla vittoria che non si compra con una dichiarazione d’intenti.

A Lamezia, mentre la pioggia trasformava il campo in fango, Abonckelet continuava ad arrivare. Prima per servire Toscano. Poi per segnare. Poi per segnare ancora.

Forse il suo ritratto amaranto, per adesso, può stare tutto qui.

Mady Abonckelet è un centrocampista. Ma quando vede uno spazio davanti a sé, sembra ricordarsene soltanto dopo essere arrivato in area.

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