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RITRATTI AMARANTO | Andrea Magrassi, il gigante che sa correre: una lunga strada per arrivare al cuore della Reggina

Ha conosciuto la Serie B, attraversato i campi della Serie C, giocato in Portogallo e indossato la maglia del Milan. Andrea Magrassi, classe 1993, è arrivato a Reggio Calabria con oltre cento gol alle spalle e una caratteristica che sorprende chi lo giudica soltanto dalla statura: ama attaccare gli spazi, correre alle spalle dei difensori e partecipare al gioco. Oggi, nella Reggina di Marco Marchionni, cerca qualcosa che va oltre i numeri personali: contribuire a riportare gli amaranto dove meritano.

Da Dolo alla Serie B, una carriera senza scorciatoie

Nato a Dolo, in provincia di Venezia, il 6 febbraio 1993, Andrea Magrassi cresce calcisticamente nel settore giovanile del Brescia, con cui arriva all’esordio in Serie B nella stagione 2011-2012. È l’inizio di un percorso lungo e tutt’altro che lineare, costruito attraverso esperienze differenti, trasferimenti, categorie e ambienti nei quali conquistarsi un posto non è mai stato scontato.

Passa nell’orbita della Sampdoria, veste le maglie di Portogruaro, Real Vicenza e Martina Franca, poi tenta anche l’avventura all’estero, in Portogallo, con l’Olhanense. Il ritorno in Italia lo vede ripartire dai campionati dilettantistici, tra Mestre, Ostiamare, Calvi Noale e Matelica, dove nella stagione 2017-2018 realizza 18 reti e conferma le proprie qualità realizzative.

La sua crescita prosegue attraverso Ravenna, Cavese, Virtus Verona e soprattutto Pontedera, dove firma 15 gol in Serie C. Arrivano poi la Virtus Entella, il Cittadella in Serie B e, nel gennaio 2025, il Milan Futuro. Un’esperienza particolare, a contatto con un ambiente prestigioso e con tanti giovani da accompagnare nella crescita, nella quale Magrassi porta esperienza, fisicità e capacità di interpretare il ruolo.

Un gigante diverso da come te lo aspetti

Con i suoi 194 centimetri, Magrassi potrebbe sembrare il classico centravanti destinato a vivere nell’area di rigore, aspettando cross e palloni alti. In realtà, il suo modo di giocare racconta qualcosa di diverso.

È lui stesso ad aver spiegato che la sua qualità principale è l’attacco della profondità. Gli piace muoversi, cercare spazio alle spalle della difesa, offrire una soluzione verticale ai compagni. Nel corso degli anni ha lavorato anche sulla capacità di raccordare il gioco, rendendosi utile lontano dalla porta.

È una caratteristica importante nella Reggina di Marchionni, che chiede aggressività, pressione sugli avversari e partecipazione collettiva. Magrassi non deve soltanto finalizzare: deve contribuire a creare le condizioni perché tutta la squadra possa diventare pericolosa.

La scelta di Reggio e il sacrificio della famiglia

Il primo settembre 2026 la Reggina annuncia ufficialmente il suo acquisto a titolo definitivo. Per Magrassi è una nuova sfida, affrontata a 33 anni, con l’esperienza di chi conosce bene il calcio professionistico e sa quanto sia complicato vincere un campionato.

La chiamata amaranto lo convince immediatamente. Nelle prime interviste racconta che Reggio è stata la sua prima scelta, sottolineando il ruolo del direttore Romairone nella trattativa e il fascino di una piazza conosciuta anche da avversario.

Dietro il trasferimento c’è però anche una decisione personale. La moglie e i figli rimangono a Milano, e l’attaccante racconta quanto il sostegno della famiglia sia stato importante per accettare questa nuova esperienza. Un dettaglio che restituisce la dimensione umana di un calciatore abituato a cambiare città, spogliatoi e abitudini per inseguire il proprio lavoro.

I primi gol e il peso della maglia amaranto

Il primo centro arriva il 16 settembre, nella vittoria per 4-0 contro l’Avola. È una rete che gli permette di sbloccarsi e cominciare a costruire il proprio rapporto con il pubblico reggino.

Ma è soprattutto il gol segnato il 18 ottobre sul campo della Nissa a dare un significato particolare al suo avvio di stagione. Al Marco Tomaselli, dopo il vantaggio firmato da Abonckelet, Magrassi recupera palla sulla trequarti, attacca lo spazio e realizza il raddoppio. La Reggina vincerà 2-1, conquistando tre punti preziosi nella corsa al vertice.

È un’azione che racchiude molte delle sue caratteristiche: lavoro senza palla, aggressività, lettura della situazione e freddezza davanti alla porta.

Nel dopogara il centravanti ribadisce un concetto che sembra accompagnare tutta la sua esperienza reggina: il gol conta, naturalmente, ma la vittoria della squadra viene prima delle soddisfazioni individuali. Un atteggiamento che non cancella la responsabilità di segnare, ma la inserisce in una visione più ampia del proprio compito.

Il Granillo, la responsabilità e ciò che resta da conquistare

Magrassi conosceva già il Granillo da avversario e ne ricordava la difficoltà. Ritrovarlo dalla parte amaranto significa vivere quella pressione come una spinta, ma anche accettare le aspettative di una tifoseria che non considera la Serie D la propria dimensione naturale.

Il suo impatto a Reggio è ancora tutto da misurare nel corso della stagione. I primi gol, il contributo al gioco e le dichiarazioni mostrano un attaccante consapevole del compito che lo aspetta, ma saranno continuità, prestazioni e risultati a determinarne il peso effettivo.

A 33 anni, dopo aver attraversato tante realtà del calcio italiano, Magrassi ha scelto una piazza che chiede di vincere e di ritrovare la propria strada. Porta esperienza, centimetri e gol, ma soprattutto la conoscenza di un mestiere nel quale non basta il nome scritto sulla maglia.

La Reggina gli offre l’occasione di aggiungere alla propria carriera qualcosa che non si misura soltanto nelle statistiche: essere ricordato come uno degli uomini capaci di accompagnare il ritorno amaranto verso categorie più consone alla sua storia.

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