RITRATTI AMARANTO | DOMENICO GIRASOLE, IL GRANDE CUORE SILENZIOSO DELLA REGGINA
Dalle prime emozioni al Granillo alla carriera lontano da casa, fino al ritorno nella sua Reggio. La storia di un difensore che ha conosciuto sacrifici, gol, delusioni e attese, senza perdere quel sentimento profondo che lo lega alla maglia amaranto.
Ci sono calciatori che arrivano in una squadra per costruirsi una carriera. E ce ne sono altri che, in quella squadra, ritrovano una parte di se stessi. Domenico Girasole è uno di questi. Reggino, classe 2000, difensore centrale, Domenico non ha dovuto imparare ad amare la Reggina. Quell’amore lo conosceva già da bambino, quando entrava al Granillo accompagnato dal padre e guardava quel campo con gli occhi pieni di sogni. Un legame nato molto prima di diventare calciatore, cresciuto tra Cannavò e il centro sportivo Sant’Agata, dove il pallone cominciò a trasformarsi da passione in mestiere.
Poi, come spesso accade nel calcio, arrivò il momento di partire. Le vicende societarie del 2014 interruppero il suo percorso giovanile in amaranto e lo portarono lontano da Reggio. Prima l’Avellino, poi il Lanusei, il Casarano e il Picerno, dove cominciò a farsi conoscere per le sue qualità di difensore e per una particolare confidenza con il gol. Quindi il salto tra i professionisti, con il Foggia e il Potenza, in Serie C. Esperienze importanti, che gli hanno insegnato a conoscere spogliatoi diversi, allenatori, responsabilità e difficoltà. Ma soprattutto a crescere, calcisticamente e umanamente.
Nel 2023 il ritorno a casa. Una Reggina che cercava di rialzarsi dopo l’ennesima ferita della propria storia e un ragazzo che ritrovava finalmente i colori della sua infanzia. Non era soltanto una firma su un contratto. Era il ricongiungimento di due storie che, per qualche anno, avevano dovuto prendere strade differenti.
Da allora Domenico è diventato uno dei volti più riconoscibili della squadra amaranto. Difensore solido, forte nel gioco aereo, capace di rendersi pericoloso anche nell’area avversaria. Nella stagione 2024-2025 ha realizzato sei reti in campionato, un bottino tutt’altro che ordinario per un centrale difensivo. Gol importanti, alcuni decisivi, accompagnati da quella partecipazione emotiva che i tifosi sanno riconoscere anche senza bisogno di tante parole.
Ma dietro ogni rete di Girasole c’è anche una storia personale che merita rispetto. La perdita del padre ha segnato profondamente la sua vita. Domenico ha raccontato di dedicargli ogni gol, mantenendo vivo attraverso il calcio un legame che nemmeno l’assenza può cancellare. Ed è forse anche per questo che certe sue esultanze hanno qualcosa di diverso: non sono soltanto gioia sportiva, ma emozioni che arrivano da molto più lontano.
C’è poi Rosario, il fratello minore, anche lui difensore, tornato a vestire l’amaranto. Due fratelli nella stessa squadra, due percorsi diversi e un sentimento comune. Un’immagine bella per chi ama il calcio delle appartenenze, quello in cui una maglia non rappresenta soltanto una società, ma anche la propria casa.
E veniamo a oggi. Perché il presente di Domenico Girasole racconta una situazione particolare, forse persino difficile da accettare per chi, nelle stagioni precedenti, lo aveva visto protagonista.
In questo avvio di campionato lo spazio per lui si è ridotto drasticamente. Appena tre presenze, una sessantina di minuti complessivi, tanta panchina e anche tribuna, per ragioni e scelte che non sempre è possibile conoscere dall’esterno. Eppure, in quel poco tempo trascorso sul terreno di gioco, Domenico ha trovato anche la strada del gol.
È accaduto contro l’Avola, al Granillo. Entra nella ripresa, prende posizione nell’area avversaria e, praticamente al primo pallone utile, colpisce di testa e segna. Un gol che sembra quasi una risposta del destino. Come se il calcio, qualche volta, volesse ricordare che il valore di un giocatore non si cancella semplicemente lasciandolo fuori dalla formazione iniziale.
Ma il punto non è stabilire se Girasole debba giocare titolare. Non spetta a noi e non sarebbe corretto trasformare questo ritratto in una contestazione delle scelte di Marchionni. Un allenatore vede, valuta, decide e se ne assume le responsabilità. È il calcio, e Domenico lo sa certamente meglio di tanti altri.
Il punto è un altro: il modo in cui un uomo attraversa i momenti nei quali il calcio sembra voltargli le spalle.
Perché è facile dimostrare attaccamento quando si gioca ogni domenica, quando arrivano gli applausi, quando il proprio nome compare tra i protagonisti. Molto meno facile è continuare a sentirsi parte di un progetto quando le occasioni diminuiscono, quando bisogna aspettare, quando il campo sembra diventare improvvisamente lontano.
Girasole, almeno pubblicamente, non ha trasformato questa situazione in una polemica. Non ha cercato clamore, non ha alimentato discussioni. E questo suo silenzio, senza pretendere di sapere cosa provi davvero, merita attenzione. Perché il rispetto verso una squadra può manifestarsi anche attraverso la discrezione, la capacità di non mettere le proprie difficoltà davanti agli interessi collettivi.
Naturalmente, Domenico ha soltanto ventisei anni. È nel pieno della maturità calcistica e possiede esperienza, qualità e personalità per continuare a essere protagonista. Non è un calciatore arrivato alla fine del proprio percorso, né un uomo da ricordare soltanto per quello che ha già dato. Ha ancora molto da offrire, alla Reggina e a se stesso.
E forse, in una stagione che si annuncia lunga e combattuta, arriverà nuovamente il momento in cui la squadra avrà bisogno della sua forza, dei suoi centimetri, della sua capacità di farsi trovare pronto. Il calcio cambia rapidamente le proprie gerarchie e spesso restituisce spazio proprio a chi ha saputo aspettare senza smettere di lavorare.
Noi, intanto, vogliamo raccontare Domenico Girasole per ciò che rappresenta. Un ragazzo di Reggio che è partito per inseguire il proprio sogno, è diventato uomo lontano da casa ed è tornato per indossare la maglia che aveva imparato ad amare da bambino. Un calciatore che ha conosciuto la gioia del gol, il dolore della perdita, il peso delle responsabilità e adesso anche la pazienza dell’attesa.
Perché una squadra non è fatta soltanto degli undici che scendono in campo. È fatta anche delle storie che porta dentro, degli uomini che ne custodiscono l’identità, di quei legami che nessuna distinta di gara potrà mai raccontare completamente.
Domenico Girasole è una di quelle storie.
E se oggi il suo nome compare meno spesso tra i protagonisti delle domeniche amaranto, non per questo è diventato meno importante il sentimento che lo lega alla Reggina.
Ci sono cuori che fanno rumore quando segnano. Altri continuano a battere anche quando nessuno li sente. Ma il cuore amaranto di Domenico sente l’affetto e la stima di tutti i tifosi. Perchè è uno di loro.
Domenico Girasole è un grande cuore silenzioso. E batte, da sempre, amaranto.
Foto: TuttoCalcioCalabria


